Trieste, 10 Febbraio 2026

Vittorio Fioretti e la crisi alabardata: "Per il rilancio servono collaborazioni con club di A"

09 Febbraio 2026 Autore: Silvia Domanini

Alla Triestina ha dato cuore ed anima, portandola a soli due punti dalla serie A, ed ora l’ex direttore generale, Vittorio Fioretti, definito anche "l’uomo della provvidenza", non si capacita di cosa stia accadendo alla squadra che più ha amato in vita sua.

"Questa dirigenza non la conosco comunque a Trieste è giusto che ci siano persone che amano la città e vogliono portare avanti la Triestina. La città non può avere una squadra che gioca per salvarsi in serie C, da dove non è capace di venir fuori. Io in cinque anni che sono rimasto ho fatto i sacrifici mortali per portarla in B, ci ho messo soldi, ci siamo riusciti ed abbiamo anche valorizzato giocatori quali Borriello, Abbruscato, Bacis, Pelizzoli. Eravamo sempre ai primi posti, mai sotto il quinto e finché non andavo in B non mollavo".

E ora cosa succede invece?

E’ impossibile che non ci sia qualcuno a Trieste che voglia portare avanti questa squadra che merita molto di più. La città è importante, con uno stadio che in A poche squadre hanno, se la Triestina va bene si crea entusiasmo, c’è un pubblico favoloso e si portano ventimila persone al Rocco. Impossibile anche che non ci sia un bel settore giovanile visto che Trieste è circondata da squadre che nei campionati minori stanno facendo bene e si potrebbero trovare giovani anche in Slovenia o Croazia. C’è tutto per fare calcio ma nessuno evidentemente lo vuole fare.

Secondo lei manca la volontà?

Biasin ha dato molto e sembrava lo sviluppo giusto, non c’è però la componente locale: pochi i triestini, sempre personaggi da fuori. Gente importante, industriali dovrebbero prendere in mano la situazione. Oggi purtroppo far calcio costa tanto e bisognerebbe trovare aziende forti, gente con voglia di portare avanti il progetto alabardato. Un imprenditore tipo Illy, però a lui non interessa il calcio. A Trieste persone benestanti che potrebbero fare ce ne sono.

Secondo lei come finisce ora con la Triestina?

Non capisco cosa hanno combinato gli americani, certo è che se hanno anche preso tutti quei punti di penalizzazione significa che qualcosa di grosso è successo. Il calcio è diventato una cosa molto seria e bisogna essere puliti e fare tutto alla luce del sole. Non so come finirà. Le istituzioni, Regione e Comune che mi pare amino la Triestina, dovrebbero guardare attentamente in che mani andrà. Devono essere persone economicamente accorte e con un programma non di un anno ma dieci, perché la Triestina avrà bisogno di serietà e disponibilità economica. Non servono tanti soldi ma idee chiare e conoscere i giocatori, capire chi prendere e quali collaborazioni si hanno con le squadre di A. Sembra facile avere una squadra di calcio ma non è così perché ci sono tante cose da sapere e far bene.

Le fa male vedere cosa sta accadendo?

Quando prendo il giornale per prima cosa guardo le notizie sulla Triestina e quando vedo la classifica mi viene mal di stomaco. Speravo riuscisse a prendere la Pro Patria, le possibilità c’erano poi via i giocatori e via Tesser, anche se in queste ultime partite non hanno fatto male, anzi. Trieste ha bisogno di entusiasmo, come quello creato da noi a forza di battaglie.


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