Non siamo certo ai 14 mila dollari che bisognerà sborsare per un posto vip all'esordio dei Mondiali fra Messico e Sudafrica (il biglietto standard per la sfida dello stadio Azteca costerà solo... 2 mila dollari) ma i prezzi per Triestina - Vicenza di sabato sera hanno provocato più di qualche malumore. Per assistere in curva ad una partita di una squadra già retrocessa in Serie D bisognerà infatti spendere 23 euro e 50 centesimi compresa la prevendita: 45 mila delle vecchie lire, per chi mentalmente è ancora rimasto al cambio. Una famiglia di tre persone, al netto delle riduzioni, dovrebbe sborsare 70 euro per una gara completamente inutile.
Ora: capiamo che la società alabardata ha bisogno di fare cassa: a Vicenza sono già stati venduti 1.500 tagliandi e questo, se la matematica non ci inganna, significa oltre 30 mila euro di incasso solo per il settore ospiti. Mica bruscolini. E sappiamo bene che così fan tutti; per l'ultima Udinese - Juventus, per intenderci, i prezzi partivano da 60 euro nei settori più popolari. Questa è ormai la tendenza, per non parlare delle tariffe per le gare di Champions League.
Confrontare l'attualità con il passato è un esercizio retorico che ha poco senso ma questo modo di fare business sulla pelle dei tifosi piace sempre meno. Da una parte la concorrenza delle pay-tv, dall'altra i prezzi esorbitanti per andare allo stadio. Non è certo questo il modo per incentivare la passione, tanto più in un momento storico in cui il pallone italico è sempre più fanalino di coda.