Il giorno dopo la conferenza stampa in cui è stato presentato Giuseppe D’Aniello (che in realtà da queste parti non ha bisogno di particolari presentazioni) e in cui, dopo sei mesi di silenzio, si è palesata la proprietà nella persona di Marco Margiotta, alcune considerazioni si possono stilare. Naturalmente saranno i risultati (sul campo e non) a fare da giudice supremo, come sempre, ma davanti a giornalisti e tifosi i due esponenti del consiglio di amministrazione hanno usato parole tutto sommato di buon senso: la mancanza di “assilli” di classifica indicata da D’Aniello è più una volontà di evitare proclami che una mancanza di ambizioni. Il budget di un paio di milioni per la nuova stagione dice che la Triestina giocherà la Serie D per vincerla.
La scelta del direttore sportivo e, a cascata, dell’allenatore e quindi della rosa, dirà di più anche se, in questo senso, rimane la sensazione di non avere sfruttato a dovere il tempo a disposizione, visto che la retrocessione che è divenuta matematica a marzo. Margiotta e D’Aniello hanno assicurato che non ci sono divergenze all’interno del board e il nuovo presidente del cda e direttore generale ha affermato di essere in costante contatto con lo stesso Ceo di House of Doge, con Adam Rothstein e Olivier Centner. Ma la proprietà non è composta soltanto dai membri del consiglio di amministrazione e una quota superiore al 20% di Lbk è in mano a Davis. L’auspicio è che, con la stanza dei bottoni riordinata, si possano evitare ulteriori intoppi nell’operatività.
Da questo punto di vista, è fondamentale che D’Aniello, in quanto vero riferimento sul territorio, possa agire con buona autonomia, pur dovendo rispondere a chi mette i soldi. La professionalità e la competenza della persona non è in discussione, ma a Trieste siamo già stati scottati da chi ha “usato” figure apprezzate in città come biglietto da visita per poi gestire la società in maniera sconsiderata. Ogni riferimento ad Attilio Tesser e all’Unione di Rosenzweig e Menta non è puramente casuale. Certo, parliamo di ruoli diversi e sarebbe sbagliato fare processi alle intenzioni (parleranno i fatti, lo ribadiamo), ma la storia recente ci ha insegnato che è sempre necessario tenere la guardia alta e non accontentarsi dei nomi, per quanto stimati.