Trieste, 16 Ottobre 2026

L'avvocato Biagio Terrano: "E' la fine del calcio professionistico a Trieste"

14 Ottobre 2026 Autore: Redazione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la mail dell'avvocato Biagio Terrano, sempre più sconsolato sul futuro del calcio a Trieste.

“Ma vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo”: questa volta cito Oriana Fallaci per commentare le tristi vicende della Triestina Calcio, con la rovinosa gestione tecnica della squadra, che, senza l’apporto di urgenti correttivi, rischia, se tutto andrà bene, i playout per evitare l’eccellenza, gettando alle ortiche un altro anno di speranze!

Da qui la mia personale convinzione che a Trieste non c’è più posto per un calcio professionistico. La nostra città è al quindicesimo posto nell’indice di sportività 2026; a Trieste si mastica basket, pallamano, ginnatica artistica, arti marziali, e poi tutti gli sport d’acqua, dalla pallanuoto maschile e femminile, al canottaggio, alla canoa, alla vela, al nuoto, e per finire con la Barcolana.

La crisi del calcio è nei numeri: 26 campionati in serie A, con l’addio nel 1957; assenti dalla B dal 2011, ed ora retrocessi dalla C ed agli ultimi posti della D. Lo stadio Rocco, cenotafio di vanità, è ormai una cattedrale nel deserto, ove si sono materializzate tutte le delusioni ed aspettative di risalita. L’impianto, che tanti ci invidiano, è ora frequentato da un migliaio di tifosi, in gran parte vecchi e nostalgici, che vivono di ricordi lontani e che si accontentano di vedere un pallone in campo!

E’ ben noto che Trieste, oltre ad essere senza provincia, ha vissuto il fenomeno della deindustrializzazione, con un progressivo smantellamento di storici poli manifatturieri e cantieristici, orientando poi l’economia verso la logistica portuale e turistica, trainata quest’ultima dal movimento crocieristico.

Con questi scenari ben poche speranze di finanziare il pianeta calcio, neppure a livello di sponsor. I tifosi hanno molto sperato nell’australiano Biasin, figlio della nostra terra, ma anche qui la fortuna ci ha voltato le spalle per la sua tragica fine. Sono poi arrivati americani e canadesi, annunciando da ultimo di utilizzare il Club come una vera e propria vetrina globale per promuovere l’adozione della criptovaluta Dogecoin. Nulla di tutto questo se non le forti turbolenze finanziarie e giudiziarie, di cui siamo ora spettatori e vittime. E, se l’obiettivo iniziale era quello di risanare i debiti, ristrutturare la società e sfruttare l’appeal turistico e culturale di Trieste per far crescere il valore del Club, ora che l’Unione scivola verso le gelide geometrie dell’inorganico, a noi poveri tifosi non resta che cantare la canzone di Mina ed Alberto Lupo “parole, parole, parole, parole, soltanto parole”!

E mentre la casa brucia, della proprietà canadese non v’è la minima traccia per spegnere l’incendio, prima che sia troppo tardi.
Forza Unione.

Avv. Biagio Terrano 


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