Trieste, 17 Marzo 2026

L'amarezza dei tifosi: "La D? Non è facile, non basta chiamarsi Triestina..."

17 Marzo 2026 Autore: Silvia Domanini

La retrocessione era nell’aria da tempo ma a decretarla matematicamente è stata la sconfitta con la Pro Vercelli che chiude il capitolo serie C per la Triestina. I tifosi se l’aspettavano ma resta tanta tristezza ed amarezza per una stagione fallimentare.

“Eravamo preparati - spiega Sergio Marassi, presidente del Centro di Coordinamento - però se penso che il prossimo anno saremo in D e non si sa dove giocheremo e ci sono mille problematiche, è triste. I nuovi che gestiscono la società hanno promesso di intervenire nel pagamento degli arretrati ma lo scoglio è lo stadio non saldato al Comune. Ci preoccupa perché il Rocco è una delle poche cose belle che ci rimangono. Auspico che società e Comune raggiungano un accordo e che si possa giocare sperando che facciano una squadra competitiva. Faremo magari un anno di transizione ma bisogna dire apertamente come stanno le cose in modo che i tifosi non si illudano”.

Esplicito ed arrabbiato Franco Della Gala, presidente del Triestina Club Mattonaia. “La retrocessione era annunciata ma le colpe non sono da dare solo alla precedente società, anche questa ha fatto il suo: fin dall’inizio volevano arrivare in D per tanti motivi, uno fra tutti non volevano avere costi perché il buco lasciato dalla precedente gestione era enorme. A gennaio tutto è stato lasciato andare a fondo vendendo i pezzi pregiati, era chiaro che non avevano intenzione di salvare la baracca. Ora sono molto pessimista perché le problematiche con il Comune sono gravi, voglio capire con la scadenza di fine marzo come pagheranno giocatori e dipendenti. I ragazzi non hanno nessuna colpa e fino alla fine hanno onorato la maglia, certo con qualche giocatore più esperto preso a gennaio forse parleremmo di altro. Non do colpe nemmeno a Marino anche se ci sono sette sconfitte nelle ultime otto gare, troppe per come aveva parlato. Ora  sono molto pessimista: non c’è comunicazione dalla nuova società e non si sa che futuro ci sarà. Dovrebbero esserci persone  che conoscono la piazza, la tradizione societaria e i tifosi, altrimenti aspetteremo almeno cinque anni per risalire”.

Anche per Claudia Policreste, presidente del Triestina Club Mule Alabardate. i giocatori sono senza colpe. “La retrocessione era inevitabile ma la squadra ne esce a testa alta, niente da imputare ai ragazzi che hanno onorato la maglia e sono vittime della precedente gestione. Il futuro al momento è nebuloso: questa nuova proprietà sta pagando i debiti, so che nelle loro intenzioni c’è quella di tenere la squadra in D e di puntare sul settore giovanile come fatto già nella loro società in Spagna. Non ci resta che sperare di restare in D”.

Un pensiero simile anche per Matteo Reggente, presidente del Triestina Club Milano Alabardata. “La retrocessione era scritta da tempo, era solo da fissare la data. Ad un certo punto si poteva quasi pensare di salvarsi vista la bassezza di questo campionato. I ragazzi ce l’hanno messa tutta ma sappiamo benissimo chi sono i due colpevoli che rispondono ai nomi di Ben e Alex con porcherie sportive e forse anche finanziarie. La squadra è partita super penalizzata di punti, organico e preparazione, c’era poco da fare. Ora abbiamo due mesi per programmare e serve qualcuno che lo faccia e metta a posto i conti e costruisca una squadra, perché la D non è facile solo perché ti chiami Triestina”.


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