Gennaio è iniziato e si parla inevitabilmente di mercato. Ma in casa Triestina non è la finestra invernale la priorità, o almeno non dovrebbe esserlo. Gli ultimi deferimenti dimostrano, o meglio confermano, che c'è bisogno di creare una struttura societaria competente. Finire nuovamente nel mirino della Procura federale per una relazione non depositata (al di là dei pagamenti effettuati da altro conto corrente visto il blocco di quello societario) fa capire quanto ci sia bisogno di qualcuno (può bastare una persona, non serve un esercito) che conosca i meccanismi amministrativi di un club calcistico. La Triestina è, con ogni probabilità, destinata a retrocedere, i vertici non sembrano intenzionati a spendere per tentare la rimonta ai limiti dell'impossibile ed è una scelta che può anche essere compresa. Ma per ripartire dal piano di sotto in maniera credibile serve una struttura credibile, perché altrimenti tutti i bei discorsi su sostenibilità, settore giovanile, centro sportivo e chi più ne ha, più ne metta, diventano le solite parole al vento. Chi siede nel consiglio di amministrazione (Marco Margiotta e Oliver Centner), altre figure che mettono soldi (Adam Rothstein in primis) o la dirigenza fin qui individuata (l'amministratore delegato Piero Zangarini) hanno bisogno di essere affiancati, se non presi per mano, da chi il calcio lo conosce.
Nel frattempo c'è il mercato invernale e, su questo fronte, c'è un direttore sportivo, seppure alla prima esperienza da “titolare”, come Michele Franco. Dal combinato disposto delle varie dichiarazioni di quest'ultimo mese, si può leggere la volontà di una sessione di trattative con un occhio più alle casse che alla rincorsa salvezza. Chi avrà richieste, soprattutto se il loro ingaggio è di quelli pesanti, sarà libero di andare, gli arrivi ci saranno ma il saldo finanziario finale non sarà negativo. Razionalmente, una scelta che ci può stare. Ma, indipendentemente dalla categoria in cui giocherà l'Unione nel 2026/2027, la prima cosa da fare non riguarda l'aspetto tecnico, ma mettere le persone giuste al posto giusto.