Prima uscita pubblica da allenatore della Triestina per Gaetano Fontana, presentato oggi nella sala stampa dello stadio “Rocco”. Un scelta, come ha spiegato il direttore generale Giuseppe D’Aniello (che ha ricordato Giorgio Rossi nel giorno dell’ultimo saluto all’ex assessore comunale), “che rientra nella politica di sostenibilità che stiamo portando avanti. Questo non significa necessariamente spendere poco, ma farlo con intelligenza e oculatezza, nel rispetto degli investitori e dei creditori. Un discorso che vale per la nomina del direttore sportivo o la sede del ritiro: veniamo da una retrocessione, con un’importante situazione debitoria, e stiamo lavorando per raggiungere obiettivi, amministrativi e sportivi. Per quanto riguarda la mia competenza, la vittoria significa riportare il club in equilibrio economico”.
Per il direttore sportivo Daniele Delli Carri, “la scelta è caduta su un allenatore che ha un’idea ben precisa di gioco, che condivido. Fontana ha sposato il nostro progetto e ci darà una mano anche nella costruzione di una squadra che sarà competitiva, ma senza proclami. Il mister è venuto qui con entusiasmo, al di là della categoria e del momento di ricostruzione. Il nostro mercato rispetta i parametri societari, dalla prossima settimana annunceremo i calciatori, con l’oiettivo di arrivare al giorno del raduno con l’80% della rosa completa, per poi aggiungere gli ultimi elementi, sfruttando le occasioni che il mercato proporrà”.
Fontana ha ringrazione “la società e il direttore che hanno voluto che fossi qui a condividere questa esperienza. Trieste è una città appetibile, la Triestina un club importante e sono felice che abbiano puntato su di me. Ricostruire non è mai semplice, ma ovunque sia andato ho preso in carico situazioni difficili per ripartire. Questa occasione non è un declassamento, ma un vanto”. Da catanzarese, il nuovo tecnico dell’Unione ricorda che il suo primo contatto con l’alabarda è stato nella sua città, quando Palanca calciò sul palo un rigore con Costantini in porta al posto dell’espulso Gandini.
“La società giustamente tiene un profilo basso, io comunque voglio vivere un’esperienza vincente e pretendo che i giocatori che verranno qui vogliano compiere un’impresa. Chi viene a Trieste non può fare un anno di vacanza, l’atteggiamento deve essere quello di chi vuole vincere”. Dopo tanti anni di Serie C, “ho fatto un passo indietro perché sono convinto di essere nella migliore squadra possibile e non accetterò scuse da nessuno. Le cose si ottengono perché si vogliono ottenere. La fase di ricostruzione è uno stimolo incredibile, sono consapevole del momento e punto sul lavoro e sulla motivazione dei ragazzi che giocheranno qui e che, prima di chiudere la valigia, dovranno metterci dentro voglia e determinazione”.
Il gioco che Fontana vuole espriemre “è quello di chi vuole creare e rischiare, non mi piace giocare in sicurezza. Potranno esserci delle difficoltà iniziali, ma quando avremo il giusto atteggiamento ciò che verrà appreso rimarrà. Non voglio affidarmi al caso ma a un’idea abbracciata da tutti, il campo e il lavoro diranno come si esprimerà questo pensiero”. Il 4-3-3 non è un dogma: “Ho rigirato come un calzino le mie squadre per trovare soluzioni funzionali alla rosa a disposizione. La categoria? Il calcio è calcio a ogni livello e a qualsiasi latitudine, non bisogna essere vincolati a principi metodologici e principi tattici. Anche in Serie D c’è tanta qualità, noi cercheremo chi ha determinazione. Se c’è qualcuno che vuole scendere dai professionisti è benvenuto, altrimenti faremo con altri giocatori. C’è bisogno di elasticità per essere meno prevedibili, oggi il calcio impone questo. Ho visto tante partite in questo periodo e non ho riscontrato una grande differenza tra C e D. Il mercato? Ovviamente mi piace avere la rosa a disposizione prima possibile, ma non metto fretta, anche perché altrimenti si rischia di perdere qualche buona occasione”. Sui giovani, Fontana è chiaro: “Il regolamento impone il loro utilizzo e vogliamo portare qui quelli più pronti e compatibili con la nostra idea. Ma se lo meriteranno, andranno in campo a prescindere. Mi stimola lavorare con i ragazzi, sono una spugna nell’apprendere anche se naturalmente devi concedere lro qualche errore”. La piazza cerca nuova credibilità: “So che dobbiamo riportare identità e passione, componenti che mi sento addosso e che voglio utilizzare per tornare tra i professionisti”. Nello staff ci sarà anche Kevin Strukelj come preparatore dei portieri: “Ho sempre cambiato collaboratori ogni anno, chi è venuto con me a Trieste ha lavorato al mio fianco in questo anno in cui sono stato fermo e sa cosa voglio. Cambio spesso per vari motivi: le società possono avere le loro persone, non voglio tenere nessuno ancorato a un ruolo ed è stimolante avere risorse nuove che mi portano anche nozioni che non avevo”.