La Triestina l’ha vissuta da allenatore e prima ancora da giocatore. Massimo Pavanel analizza così la situazione in casa alabardata, con lucidità e chiarezza. “La società ora dice che è disposta a chiarimenti, però onestamente, l’idea che qualcosa non andasse c’era da tempo”.
A cosa si riferisce?
Alle cifre spropositate per la categoria, che andavano avanti da più di qualche anno, anche con contratti assolutamente fuori mercato e ciò dava molto da pensare. I giocatori e tante altre figure venivano pagati profumatamente. Il bubbone è scoppiato anche troppo tardi, qua si chiude la stalla quando i buoi sono già scappati. Non so se era possibile a livello legale ma questi accertamenti andavano fatti molto prima. Purtroppo ciclicamente dobbiamo assistere impotenti a questo scempio e viene calpestata la dignità sportiva di Trieste che è per eccellenza una città dello sport, deturpata però con troppa facilità.
Perché accade questo, secondo lei?
Certi personaggi vengono qui senza nessun tipo di controllo, anzi gli si stende il tappeto rosso, sperando sempre che sia la volta buona e puntualmente viene disilluso questo grande amore che c’è per la squadra. Credo che sia arrivato il momento di mettere un punto e dire basta.
Lei ha vissuto tanta storia alabardata e tutto quello che sta succedendo non può che dispiacerle...
Certo! Sono arrivato come calciatore dopo un fallimento e si ripartiva dai Dilettanti con Del Sabato, poi come allenatore nell’era Fantinel e ho vissuto il passaggio Aletti ma ero con le giovanili, quindi in campo da allenatore con Milanese e Biasin ed avevamo solidità, un progetto e siamo andati molto vicini ad una grande impresa. La cosa che purtroppo lega tutte queste esperienze è la mancanza di una visione sportiva.
In che senso?
Non vedo mai nel gruppo che viene l’idea di costruire. Tutti si riempiono la bocca con il centro sportivo, il settore giovanile, poi però non danno mai seguito a nulla. Sono stanco di credere alla buona fede di chi arriva. Chi viene deve fare.
E come dovrebbe comportarsi?
Prima cosa: camion e ruspe su un pezzo di terra già individuato, quindi dare inizio ad un centro sportivo di proprietà della Triestina.
E successivamente, quali sarebbero i passi da compiere?
Su questo rifondare un settore giovanile che abbia una sua identità, con ragazzi che credano nella maglia, poi costruire uno scouting balcanico perché noi abbiamo questa grandissima fortuna, fino a qualche anno fa considerata quasi una forma di emarginazione ma che invece oggi ci pone al centro dell’Europa. Questa peculiarità va sfruttata. La città è migliorata tantissimo, è bellissima, è una gran meta turistica, sta rinforzando il porto ed ora è il momento giusto per attrarre imprenditori che abbiano però una visione sportiva. Gente che voglia approfittare di questo.
Quanta delusione c'è nel vedere ancora una volta l'Unione alle soglie di un possibile fallimento?
Grande amarezza. C’è bisogno di armarsi ed andare in battaglia a cominciare dalla stampa e da chi ha la possibilità di fare accertamenti magari anche trasversalmente per mettere subito queste persone davanti al fatto compiuto, senza stendere invece il tappeto rosso a chi arriva. Vanno subito messe con le spalle al muro di fronte alle proprie responsabilità.