L'ennesima conferenza stampa kafkiana, quella andata in onda ieri allo stadio, che ha messo in risalto, ancora una volta, il teatro dell'assurdo in scena ormai da troppe stagioni nel povero e desolato "Rocco". L'intervento del d.s. Michele Franco è risuonato come l'ennesima presa di distanza dalle responsabilità della gestione precedente: un po' come accade in politica, quando ogni nuovo governante assicura di avere ereditato una situazione complicata. Certo, la contabilità lasciata in gestione da Alex Menta e Ben Rosenzweig era roba da far rabbrividire anche i commercialisti più navigati ma nessuno ha obbligato Marco Margiotta e Oliver Centner a subentrare agli altri due americani. Hanno voluto la bicicletta, e adesso pedalino, verrebbe da dire. Non hanno certo colpe per quello che hanno trovato, naturalmente, e anche la retrocessione sarà figlia dei gravi errori dei predecessori, e lo stesso depotenziamento della rosa a gennaio è comprensibile. Ciò che invece stona, e non poco, è l'esonero inutile di Tesser e soprattutto quella campagna abbonamenti annunciata prima di vendere i pezzi migliori: questa sì che appare come l'ennesima presa in giro. E sui piani futuri, onestamente, ci permettano qualche perplessità: per ripartire dalla Serie D con ambizioni bisogna avere un progetto, una solidità e soprattutto tante competenze; credenziali, queste, tutte ancora da scoprire.
Un velo pietoso, invece, sulle dichiarazione del buon Giuseppe Marino. Al mister avevamo tessuto le lodi per il buon cammino nella prima parte della stagione e ci eravamo francamente espressi contro il suo esonero a fine ottobre. Ma sentirlo dire, ieri, di credere ancora nella salvezza, quando la squadra è a 18 punti dai play-out (a 16 giornate dalla fine) e dopo che il suo d.s. ha appena annunciato la vendita quasi sicura del giocatore più talentuoso rimasto (Gunduz), sembra una fiaba da raccontare ai bambini. Essere filosocietari è comprensibile ma se c'è una cosa che la tifoseria non può più tollerare è di essere presa un'altra volta per i fondelli.