Domenica inizia il campionato di Serie D e la Triestina si approccia a una stagione di ripartenza con un paio di partite di Coppa Italia che hanno permesso alla squadra di Fontana di conoscere il clima che affronterà quando si giocherà per i tre punti. Come ci arriva l'Unione al primo appuntamento che davvero conta? Proviamo a tracciare una prima analisi, che naturalmente non può che essere limitata alle indicazioni di 180' ufficiali e di un paio di uscite amichevoli.
COSA È PIACIUTO
La squadra ci mette intensità e applicazione, anche quando si trova in difficoltà come capitato ieri nella gara con il Brian Lignano, nella quale il finale in crescendo denota anche una condizione atletica che appare in linea con le aspettative di agosto, considerato il fatto che la Triestina è partita un po' dopo rispetto agli altri. E la possibilità di far entrare giocatori in grado di incidere è un elemento che torna sempre utile. Sul piano dei singoli, Di Livio è la principale certezza in un centrocampo che appare ben strutturato.
COSA È NORMALE
La rosa è totalmente nuova e si vede dal fatto che fatica a coniugare equilibrio tattico e brillantezza, complice l'inevitabile pesantezza nelle gambe. Ci vorrà del tempo e si sapeva, la prima parte di campionato potrebbe essere una fase delicata: se la Triestina saprà scavare risultati in modo “sporco” e uscire con tanti punti da una fase che si auspica di crescita, potrà provare a dire la sua. La Coppa Italia è stata un utile test, uscire dalla competizione non è certo un dramma.
COSA NON È PIACIUTO
Il gruppo è stato costruito sulla base di un assetto con centrocampo a tre, due punte e un trequartista. Fin qui, invece, abbiamo visto principalmente un 4-2-3-1 pensato per proteggere meglio i terzini “under”. A Precenicco, però, si è visto che non basta un modulo ad evitare sbandamenti. E davanti le prime punte faticano a essere unico riferimento offensivo, sacrificando Vranic in un lavoro che lo tiene lontano dalla porta, che per caratteristiche sa “vedere” con buona continuità. Senza contare che in mediana c'è buona abbondanza e sembra uno spreco giocare con due soli centrocampisti.
NON VINCERE IL CAMPIONATO SAREBBE UN DISASTRO?
Risposta secca: no. Il vero disastro lo si è sfiorato nei mesi scorsi, quando la Triestina ha rischiato di sparire. Rimettere il club in carreggiata è la priorità, vincere sul campo sarebbe ovviamente cosa gradita, ma se non dovesse capitare per riprovarci con maggiore decisione non ci sarebbe da stracciarsi le vesti, purché questo non diventi un alibi per non inseguire la promozione con tutte le forze disponibili. Se oggi, come scrivevamo ieri, ci sono “più dubbi che certezze” è un aspetto puramente di campo (con qualche giustificazione) che non va preso con pessimismo cosmico.
(ph. Us Triestina Calcio 1918 - Stefano Quarantotto)