A che gioco giochiamo? Quello del silenzio a cui anche questa proprietà americana ci ha abituato non è mai stato troppo divertente, figuriamoci adesso. L'ennesimo deferimento, frutto di inadempienze che questa gestione ha già palesato una volta e che ha tristemente confermato, riporta in auge la domanda che da un bel principio ci si fa: quali sono le reali intenzioni di Rothstein & co.? Perché il mantra “hanno già messo parecchi soldi, significa che qualcosa vogliono combinare” si è già dimostrato tutt'altro che una sicurezza già con la precedente gestione. E, nonostante la latitanza comunicativa dei vertici, gli spifferi ci sono e riguardano la volontà di continuare a investire di una parte di chi attualmente mette i soldi nell'Unione, con la componente House of Doge che, se non l'unica, sarebbe quella più determinata a cercare un rilancio della Triestina, trovando però resistenze in altri partner. Da qui lo stallo su numerosi aspetti, non ultimo quello della scelta del management e il lunghissimo stand by a cui è costretto Giuseppe D'Aniello. Rispetto al momento in cui la nuova compagine societaria si è insediata, la vera variabile non riguarda tanto la situazione debitoria (grave, ma abbastanza nota fin dall'inizio) quanto l'inchiesta della Procura che rappresenta ancora un'incognita, con l'ipotesi dell'iter di liquidazione giudiziaria (ex fallimento) che non è ancora scongiurata. Basteranno i chiarimenti forniti ad evitare questa procedura e riportare un po' di sereno tra gli investitori coinvolti da Adam Rothstein o le nubi all'orizzonte porteranno inevitabilmente al temporale? È troppo chiedere una parola da parte di una proprietà che non parla da quasi sei mesi? A bocce ferme e con la nuova stagione alle porte, fare chiarezza sul futuro prossimo dell'Unione dovrebbe essere il minimo sindacale.