Trieste, 21 Settembre 2026

“Ma le stelle stavano davvero a guardare?” Aneddoti divertenti e riflessioni profonde nell'ultimo libro di Severino Baf

16 Settembre 2026 Autore: Marco Adamo

Avete presente l’atmosfera di un incontro in famiglia o tra amici? Quando uno del gruppo, magari il più “esperto”, inizia a snocciolare alcuni aneddoti della sua vita. Non perché sia pieno di sé o egocentrico, ma per il semplice gusto di raccontare storie, far divertire o riflettere chi ascolta. Ebbene, è la stessa atmosfera che si respirava ieri nella sede dell’Associazione delle Comunità Istriane per la presentazione dell’ultima fatica letteraria di Severino Baf. Ed è quello che si prova leggendo “Ma le stelle stavano davvero a guardare?”.

Penna storica del giornalismo triestino e tra i fondatori di City Sport, Severino nel suo settimo libro propone un’autobiografia per bozzetti e racconti. Ma, come sottolinea nella prefazione Roberto Degrassi, racconta di sé “quasi vergognandosi di peccare di autoreferenzialità”.

Il volume spazia dalle memorie confuse della sua infanzia a Montona a quelle del tragico viaggio da esule istriano. Dai ricordi di una Trieste che non esiste più - la Chiarbola di Don Dario e Carlo Nordio - a quelli della sua vita lavorativa, sia come direttore di servizio in Regione (“un periodo negativo, non mi ha lasciato nulla”) sia come giornalista.

È proprio parlando di sport che a Severino si sono accesi gli occhi. Un capitolo del libro, dal titolo “Sii breve e circonciso” (no, non è un refuso ma un fatto realmente accaduto, rievocato anche dal compianto Augusto Re David in “Stai zitto quando parli!”), è dedicato ad alcuni aneddoti divertenti legati al mondo del giornalismo. Baf ha raccontato così dei suoi duri confronti con Boscia Tanjević, ma anche del rapporto speciale che aveva con Dejan Bodiroga, in tempi in cui gli articoli si dettavano al dimafonista: “In una partita di coppa avevo trasmesso ‘Bodiroga vola leggero in contropiede’. Il giorno dopo, però, sul giornale era apparso ‘vale zero in contropiede’. Errori che capitavano, senonché nel corso della giornata incontro Dejan, che mi nota e si avvicina. Ero un po’ preoccupato, visto quanto era uscito sul quotidiano. Ma Bodiroga mi dice ‘è vero, valgo zero in tante cose, ho ancora molto da imparare’. Questo fa capire lo spessore e la mentalità di questo atleta fenomenale”.

Quello che stupisce di Severino è tuttavia la leggerezza e l’umiltà con cui ripercorre il suo passato. Il libro diventa addirittura una spietata autocritica: “Scrivo di uno che sembra una bella persona, ma che in realtà non è stato un bravo ragazzo, né un bravo marito e neppure un bravo padre… Beh, quella persona sono io”: così ha esordito l’autore a inizio serata.

Ma c’è anche la tagliente ironia e autoironia. Il prendersi non troppo seriamente. Il ricordo appassionato di tante figure, da quelle note e famose a quelle più silenziose ma non per questo meno importanti. E quindi, caro Severino, non si sorprenda se poi trova “sempre più amici di quelli che credevo di avere.” Vuol dire che qualcosa di buono, anche se non lo ammetterà mai, in fondo lo ha fatto.


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