Non è un'estate facile per il Comune di Trieste e in particolare per l'assessorato allo Sport. Lo stallo creatosi attorno all'Unione e alla Pallacanestro nello specifico per quanto concerne i due impianti di proprietà dell'amministrazione municipale sta creando non pochi grattacapi in piazza Unità.
Da una parte c'è l'ormai annosa vertenza del “Rocco”. Fra poco più di un mese e mezzo inizierà il campionato dell'Alabarda, che ha indicato il campo di Gradisca come sede dei propri incontri casalinghi nella speranza di risolvere la vertenza per lo stadio di Valmaura ma dalla sede alabardata, fin qui, sono arrivati ben pochi riscontri positivi per appianare la querelle. Ci sono due punti sui quali il Comune non può proprio prescicendere, e onestamente a ragione: il primo riguarda il debito oneroso che la Triestina finora non ha provveduto a saldare e il secondo la rateizzazione dello stesso che non è ancora stata sottoscritta. Impossibile, su queste basi, pensare di poter giocare al “Rocco” la prossima stagione. Non solo: il contratto è ormai scaduto e teoricamente l'Unione dovrebbe abbandonare anche la sede. L'ente municipale non ha intenzione di sfrattare la società ma non può neanche continuare ad accettare che un club, per quanto amato dai tifosi, possa fare il bello e il cattivo tempo senza rendere conto a nessuno. Sembrerebbe che anche il debito con il Comune sia stato inserito all'interno della procedura di composizione negoziata con il Tribunale ma anche su questo fronte in piazza Unità non è giunta nessuna comunicazione al riguardo. Un silenzio che non aiuta a rasserenare i rapporti.
E sul fronte basket va ancora peggio, se possibile. L'ultima interlocuzione è di giugno ed era avvenuta fra l'assessore Lodi e il g.m. Arcieri. Era stata concordata una video chiamata dalla California con il nuovo presidente Barwin ma nessuno si è più fatto vivo. Mentre con la Triestina dovrebbe esserci un incontro, forse, la prossima settimana (confermato nella conferenza stampa di ieri dallo stesso D'Aniello), con la Pallacanestro non c'è nemmeno una promessa di rivederci o risentirci. Eppure, da parte del Comune sono stati fatti diversi passi per venire incontro al club, in primis attraverso il canone annuo di 10 mila euro che rappresenta il massimo che un ente pubblico può sostenere per aiutare la squadra della città.
La politica non ha nessuna intenzione di esacerbare i rapporti né col calcio né col basket ma gli uffici tecnici del Municipio devono rispettare le regole, e fin qui hanno avuto anche troppa pazienza, considerando inoltre che la Corte dei Conti non fa sconti. Il Comune non vuole inimicarsi le sue squadre di vertice e penalizzare le tifoserie ma c'è un limite a tutto e questo limite, forse, è già stato superato.