Trieste, 26 Ottobre 2021

Il caso Broili: un "match" di cui avremmo fatto a meno...

19 Settembre 2021 Autore: Francesco Bevilacqua

Al Palachiarbola l’italo marocchino Hassan Nourdine (nella Foto Mauro, la sua esultanza al momento del verdetto) ha vinto il titolo nazionale dei pesi Superpiuma. All’angolo, finito ancora prima di imbracciare i guantoni, il triestino Michele Broili, imbrattato di tatuaggi filonazisti che - appannaggio degli apparenti ma irrilevanti meriti sportivi - lo catapultano (assieme a Trieste) nelle cronache di mezzo mondo. E non è una bella pagina.

Nella serata di ieri, il ventottenne dell'Ardita Trieste finisce metaforicamente al tappeto trascinando chi - presumibilmente - ha chiuso un occhio fino a permettergli di esibire quei simboli in mondovisione. Broili non parla ma lo fa la sua società, difendendo il suo portacolori con un comunicato in replica alla durissima posizione della Federazione Pugilistica Italiana, che ha condannato e preso le distanze dal boxeur alabardato.

“La F.P.I. condanna e stigmatizza con forza e perentoriamente il comportamento del proprio tesserato e si dissocia da ogni riferimento che i tatuaggi offensivi dallo stesso portati evochino. Tale comportamento è in palese contrasto con le norme sancite dal Codice di Comportamento Sportivo del C.O.N.I. (art. 5) che la F.P.I. recepisce, condividendone spirito e contenuto. Per tali ragioni la F.P.I. si riserva di sottoporre agli Organi di Giustizia Federali tale comportamento affinché ne sia, nelle opportune sedi, valutata la contrarietà rispetto allo Statuto ed ai Regolamenti Federali e vengano adottate le opportune misure sanzionatorie anche a tutela dell’immagine della Federazione Pugilistica Italiana. Riservandosi, altresì, ogni opportuna azione”.

Questa la replica di Monica Modugno, presidente dell’Ardita: “Noi abbiamo sempre rispettato tutti i valori dello sport nonché della vita sociale. Il pugile in questione si è sempre comportato in modo esemplare, sia sul ring che fuori. Come società abbiamo in palestra una quarantina di bambini di varie nazionalità, che vengono cresciuti secondo i fondamentali valori di lealtà, correttezza e rispetto per l’avversario. Ci siamo sempre attenuti a tutti i regolamenti, come il codice di comportamento sportivo. Concludiamo sottolineando come la stessa federazione pugilistica del Fvg abbia sempre riconosciuto al nostro sodalizio l’etica sportiva che lo contraddistingue”.

Come possano la bandiera con le iniziali delle SS, la “testa di morto” (uno dei reparti nazisti che nei campi di concentramento raggiunse l’apice della capacità di sterminio di Hitler) o la croce celtica abbracciare un comportamento tollerante e non discriminatorio in relazione alla razza o non essere apologia a qualsiasi forma di violenza, lo stabilirà un giudice. Di certo, di questa triste vicenda e della cattiva visibilità scaturita la nostra città ne avrebbe fatto volentieri a meno.


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