Trieste, 28 Novembre 2021

Coni, Brandolin conferma le dimissioni: "Espropriati dell'autonomia"

03 Ottobre 2021 Autore: Francesco Bevilacqua

Un fulmine a cielo plumbeo: confermate le dimissioni del presidente regionale del Coni Giorgio Brandolin che dopo i malumori espressi a più riprese dovute alla presenza reputata ingombrante di Sport e Salute spa nel mondo dello sport, lascia ufficialmente l’incarico da numero uno del Comitato Olimpico del Fvg a pochi mesi dalla rielezione nel suo terzo ed ultimo mandato che sarebbe terminato nel 2024.

Lo scoglio, impossibile da arginare per Brandolin, è la presenza massiccia di Sport e Salute spa, la società pubblica di cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze è l’unico azionista e che viene considerata dall’ex senatore, alla stregua di un avamposto politico all’interno di un organismo come il Coni che dovrebbe rimanere autonomo e legittimamente indipendente. Una vicenda che ha minato anche la partecipazione ai Giochi Olimpici come Paese e che solo un decreto di gennaio, firmato all’ultimo secondo, ha permesso alla bandiera italiana e all’inno di Mameli di sventolare e riecheggiare (più e più volte) nei cieli di Tokyo.

Il problema però non sembra essere risolto con un decreto e le dimissioni di Brandolin ne sono una prova: “Ho concluso il mio lavoro – spiega il presidente dimissionario, con una convinzione che appare sin da subito irreversibile e dalla quale traspare delusione – quello che dovevo fare in questi 8 mesi l’ho fatto. Prendo atto di essere messo nella condizione di non operare e continuare in questo modo, con progetti che non si possono realizzare non ha più senso. O si fanno i programmi lasciando al Coni l’autonomia di cui dispone per metterli in atto o queste sono le conseguenze”.

“Sport e Salute non c’entra nulla con la rappresentanza sportiva. – tuona Brandolin – Fa politica e spartisce incarichi politici inserendosi in questioni di cui il Coni dovrebbe avere piena indipendenza. Speravamo che il decreto intervenuto in soccorso dell’autonomia del Coni (D.L. 5/2021) tamponasse l’influenza politica ma ha di fatto salvaguardato solo il Comitato centrale senza risolvere i problemi nelle sedi regionali che ne stanno alla base”.

“Abbiamo subito quello che più volte ho denunciato essere stato un vero e proprio esproprio proletario delle nostre sedi, che sono tutte di proprietà comunale. – conclude – E, dopo due anni e mezzo, nulla è realmente cambiato. Sono esterrefatto; evidentemente la politica fa quello che vuole e così facendo manda all’aria il lavoro di diverse professionalità ed eccellenze del mondo del Comitato Olimpico”.


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