Sul ghiaccio scandinavo, lanciati a grandi velocità con una vela in mano. Robe da pazzi. Eppure, dal 16 al 21 febbraio scorsi, a Västerås, in Svezia, si sono disputati i Campionati Mondiali organizzati dalla World Ice and Snow Sailing Association. In mezzo ad atleti scandinavi, baltici, statunitensi e canadesi, c’era un solo italiano. E - guarda caso - è triestino.
Cosa ci facesse Andrej Prassel, personaggio noto nel nostro Golfo tra windsurf, wing foil e “strane vele”, è presto detto: «Partecipavo ai Mondiali…», risponde con la sua solita, simpatica schiettezza appena rientrato dalla Svezia.
Per prima cosa: come si fa ad andare a vela su ghiaccio e neve?
«Sono discipline diffuse nelle zone più fredde dell'Europa e del Nord America. Il windsurf su ghiaccio si pratica con una speciale tavola dotata di lame in acciaio, chiamata sled, su cui viene montata una vela tradizionale. Nel wing su ghiaccio, invece, impugni direttamente la vela e ai piedi hai pattini o sci. Ma non sono pattini normali: sono molto più lunghi e alti. Grazie al ridottissimo attrito tra lame e ghiaccio si può arrivare fino a tre volte la velocità del vento. In mare normalmente arrivi al doppio. Ed è lì che capisci che non è solo tecnica: è testa. Quando i pattini iniziano a tremare e sai che potresti cazzare la vela per andare ancora più forte, devi decidere. O molli potenza per sentirti sicuro, oppure accetti la velocità».
Ai Mondiali svedesi hai gareggiato in entrambe le discipline, windsurf e wing.
«Sì, ed è stato complicato. Dopo ogni heat di windsurf dovevo cambiare scarpe, infilare scarponi e pattini e ripartire nel wing. Le prove erano una dietro l’altra. Alla lunga ho pagato lo sforzo e ho deciso di concentrarmi solo sul wing. È stata la scelta giusta: nella marathon finale (un’ora intensa a girare attorno alle boe) ho chiuso al 10° posto. Non proprio una passeggiata. La notte prima aveva nevicato. Diversi centimetri di neve sopra il ghiaccio: più attrito, più fatica. Ho scelto i pattini per privilegiare la velocità. I polpacci stavano scoppiando. Ero in modalità: vado finché non mi fermano».
E la sicurezza?
«Le protezioni sono obbligatorie e in queste gare si presta molta attenzione all’incolumità degli atleti: casco, ginocchiere, gomitiere rigide e guanti sono indispensabili. In una heat, mentre ero in testa, sono caduto durante una strambata e sono scivolato sulle ginocchia. Grazie alle ginocchiere non mi sono fatto niente, ma la parte più difficile è stata rialzarmi: con quei pattini rimettersi in piedi è un’impresa, mi sentivo come una tartaruga capovolta».
Come nasce la passione per una disciplina così inusuale, vivendo a Trieste?
«È stato quasi un caso. Avevo appena iniziato a fare windsurf nel nostro Golfo e faticavo a chiudere le strambate in planata. Guardando tutorial e video su YouTube mi sono imbattuto negli atleti su ghiaccio: uscivano dalle strambate senza rallentare. Mi ha subito affascinato, è scattato qualcosa. Da tre anni, ogni inverno, mi alleno sul lago di Cerknica, in Slovenia, quando ghiaccia. Ho assemblato personalmente un surfskate. Durante l'anno, integro gli allenamenti con pattini e skateboard sull’asfalto, usando sia la vela da windsurf sia il wing».
Hai portato i colori alabardati in un meeting internazionale partecipato solo da stranieri.
«Sì. E' stata una cosa carina e particolare. Unico italiano, triestino... Gli altri atleti mi guardavano con curiosità e simpatia. E sono orgoglioso di aver portato il “mascone” dello SquadrON (team agonistico di wing foil della Società Velica di Barcola e Grignano, n.d.r) nelle gare di wing, vestendo invece i colori dell'ASD Surf Team Trieste nelle prove dedicate al windsurf. Un grazie particolare ci tengo a drilo anche a Andrea Cella di Reptile, mio sponsor tecnico che ha fornito vele per il wing e gli alberi per il windsurf».
Cosa si porta a casa da questa avventura nordica?
«E' stata una bellissima esperienza. La community di questo sport è probabilmente una delle migliori che abbia mai incontrato: più uno sport diventa estremo, più il senso di comunità si rafforza. Grazie a questo gruppo di appassionati la WISSA, che è la più antica federazione di windsurf su ghiaccio, dopo 40 anni riesce ancora a organizzare gare con svariate centinaia di partecipanti. A Västerås erano presenti tutte le vele che hanno segnato l’evoluzione di questa suggestiva pratica. Dalla Skridskosegling, una tipica vela svedese montata su una struttura a croce e tenuta sopravento, agli skimbat e ai kitewing, fino ai moderni wing gonfiabili».
E il futuro?
«Ho un progetto. Voglio tornare in Svezia per tentare il record di velocità. Ed ai prossimi mondiali voglio essere tra i primi cinque al mondo».
Guarda il video: https://youtu.be/IzUXl7Z9o1Q