Trieste, 16 Aprile 2024

Si riaccende il dibattito: come riportare la Serie A a Trieste?

19 Febbraio 2024 Autore: Gabriele Lagonigro

Una due giorni entusiasmante e coinvolgente, diametralmente opposta da ciò che stanno vivendo le principali squadre sportive della città. Le Final Four di Coppa Italia femminile hanno regalato un week-end da sogno con le quattro regine nazionali e considerando che la Serie A italiana è probabilmente il campionato top al mondo, non è esagerato sostenere che al PalaTrieste, ieri e sabato, abbiamo visto la crema del volley internazionale. Una cornice d'eccezione, che ha (ri)aperto il dibattito sulle potenzialità della pallavolo giuliana e sui motivi per i quali da vent'anni manchiamo dai palcoscenici più prestigiosi. Oltre 5 mila spettatori due giorni fa, 6.700 ieri con il tutto esaurito in via Flavia fanno 12 mila presenze totali: un dato su cui è giusto riflettere, al netto di quelle che, per dovere di cronaca, sono state le scontistiche per le società locali e i prezzi calmierati decisi dagli organizzatori.

La prima considerazione da fare, appunto, è numerica: due pienoni consecutivi, oggi, li fanno solo i grandi eventi. E quelli di pallavolo che si sono tenuti in città, negli ultimi quindici anni, hanno garantito sempre un afflusso cospicuo. Per carità, una Final Four con Egonu e compagne attirerebbe pubblico ovunque e non solo a Trieste ma il nostro territorio ha dimostrato, anche in passato, di gradire i grandi appuntamenti sotto rete. Merito, naturalmente, di chi questi eventi li ha messi in piedi e del coinvolgimento con il tessuto sportivo locale. Quello che ha impressionato, in questo week-end, è stata l'età media: tanti giovanissimi, tante ragazze e numerose famiglie, tutto ciò che non si vede al Rocco e che si vede poco in via Flavia quando gioca il basket.

La fame di volley, quindi, è palese. E qui parte la seconda considerazione. Si è parlato più di una volta di riportare la Serie A sotto San Giusto, ma come? L'auspicio - nostro, ma probabilmente non siamo gli unici - è di farlo nel modo più “sportivo” possibile, e cioè con una pianificazione nel lungo periodo e non comprando i diritti. Sarebbe questa la soluzione più semplice ma anche quella calata dall'alto e che avrebbe un appeal relativo. Il progetto - semmai esistesse - dovrebbe partire dal basso, coinvolgendo il territorio e creando un tessuto fra club, non traslocando qui una società con le valigie in mano. Per carità, nell'immediato creerebbe anche interesse ma le iniziative più importanti vanno implementate nel tempo. Per farlo, però, servono idee, dirigenti all'altezza, la creazione di un network fra sodalizi del territorio e naturalmente un piano economico sufficientemente solido. E in una città dove gli unici investitori nello sport, oggi, sono americani, quest'ultimo appare uno scoglio difficile da superare. Altrimenti restano solo i grandi eventi oppure sperare che qualche facoltoso patron di A2 o di A1 si innamori del PalaTrieste e del pubblico ammirato ieri pomeriggio...

(foto Ervin Skalamera)


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