Trieste, 11 Marzo 2026

Una questione di atteggiamento più che tecnica: la crisi della squadra parte da qui

09 Gennaio 2026 Autore: Gabriele Lagonigro

L'ennesima, disarmante prestazione della Pallacanestro Trieste apre ulteriori interrogativi su una stagione fin qui estremamente deludente. Lo abbiamo già scritto più volte e lo ripetiamo ancora: nel momento in cui decidi di alzare l'asticella sia in campionato che in Europa, è normale trovarti di fronte squadre competitive, con le quali si può anche perdere. Abbiamo visto anche ieri sera che in Europa non ci sono formazioni materasso: anche Wurzburg, giunta seconda nel girone iniziale di BCL in cui erano inseriti i biancorossi, dovrà ricorrere alla bella per superare il turno con i Patrioti slovacchi. Non sono le sconfitte, il problema principale, ma il modo in cui queste si manifestano.

ATTEGGIAMENTO - E' l'aspetto più preoccupante. Si può criticare coach Gonzalez per le sue scelte e per altre questioni tecniche ma se il quintetto che si presenta a un confronto fondamentale come il ritorno con lo Szolnoki mette a segno 4 punti nei primi 8 minuti di gara, significa che l'approccio di chi scende sul parquet è completamente sbagliato. E non è la prima volta che succede, anzi: è una delle costanti. Molto spesso Trieste riesce a recupare ma lo sforzo viene pagato nel finale, è anche ieri è andata così. Un altro dato terrificante, restando all'atteggiamento, è quello dei rimbalzi: gli ungheresi ne hanno catturati 42, di cui una ventina abbondante in attacco. Va bene che mancava Sissoko ma dall'altra parte non c'erano mica dei centroni da 2 metri e 15 centimenti: anche in questo caso, quindi, sembra più una questione di carattere piuttosto che tecnica. E poi il linguaggio del corpo, ancora una volta, ha lasciato perplessi: sia Brown che Toscano Anderson, richiamati in panchina per altrettante sostituzioni, non sembravano particolarmente convinti della scelta. E che dire poi della difesa? Quasi 90 punti concessi a una formazione onesta ma nulla più, 33 dei quali a Darthard che sembrava un fenomeno. A proposito: Ramsey, e non solo lui, dovrebbero ricordarsi che gli avversari vanno marcati e non guardati da lontano...

SENSAZIONE - Se ne sono dette e lette di ogni tipo in questi mesi sul rapporto fra giocatori e allenatore, e anche sulla coesistenza di alcuni elementi del roster. Non sappiamo che cosa ci sia di vero ma che ci sia una scollatura appare evidente. Non pensiamo che Gonzalez sia il principale responsabile ma una scossa va data, perché di questo passo si rischia di buttare una stagione. E visto quanto è stato speso (si dice che Trieste abbia uno dei primi quattro budget d'Italia...) sarebbe un peccato. Insistere sulle proprie posizioni è lecito, anche perché i risultati pregressi, in particolare quello di due anni fa, hanno dato ragione ad Arcieri, ma a volte bisogna anche fare un passo indietro. Siamo sicuri che il giemme e il presidente Matiasic, presente anche ieri in tribuna, non lasceranno nulla al caso ma se bisogna cambiare è meglio farlo in tempo. 

AMBIENTE - Le aspettative in estate erano talmente elevate che i risultati fin qui modesti hanno surriscaldato l'atmosfera. Non tanto al PalaTrieste, che anche ieri ha supportato la squadra fino alla fine, anche se, a livello numerico, si contavano appena 2 mila spettatori; quanto piuttosto sui social, termometro, spesso accentuato, degli umori. Tante le critiche, a volte forse esagerate, specie quando si prendono di mira i singoli. L'annata fin qui è deludente ma non è compromessa: vincendo domenica con Cantù dovremmo essere alle Final-8 di Coppa Italia e in ogni caso, martedì sera in Ungheria, potremmo ancora acciuffare il passaggio del turno in Europa. Certo, ci si aspettava di più, ma restiamo calmi.


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