Alzi la mano chi, prima dell’inizio del campionato, credeva in una squadra così bella da vedere. Che fa quasi impallidire l’ultima...faraonica Pallacanestro Trieste di Paul Matiasic, fatta forse da tanto talento di gran parte dei suoi stranieri ma anche da poco cuore e spirito di servizio degli stessi. Certo, dopo cinque giornate di campionato è presto per trarre conclusioni, e sappiamo bene quanto gli equilibri possano cambiare da una settimana all’altra. Ma la squadra di Francesco Taccetti, sin dalla prima palla a due della stagione, ha fatto vedere qualcosa che altri team giuliani del recente passato non avevano fatto vedere: la voglia di buttarsi su ogni pallone. Ben consapevole dei propri limiti, che al tempo stesso sono diventati i punti di forza.
La doppia vittoria casalinga – obiettivo per nulla banale da centrare – ha inevitabilmente messo nel serbatoio della squadra (e di riflesso in quello dei tifosi) una dose consistente di autostima e di energia positiva. Due partite molto diverse tra loro, quelle con Cantù e Verona, ma che hanno un denominatore comune: quello di un piano partita azzeccato e di un approccio al match da squadra matura. C’è indubbiamente, tra tutti, la firma di un Colbey Ross mai così positivo con la maglia di Trieste (e la testimonianza nelle statistiche è quel 25.6 di valutazione media a partita che lo mette come miglior giocatore del torneo assieme a Mike Tobey proprio della Tezenis) ma anche di un team che – a differenza del recente passato, fatto dalle “stelle” Toscano-Anderson, Ramsey e Brown – è sino a qui la migliore squadra nel computo delle palle perse: solo 9.6 a match, anche in questo caso al primo posto nella massima serie. E scusate se è poco.
C’è tanta garra sul parquet, e su tutti l’emblema è un capitan Lodovico Deangeli che migliora di partita in partita ed è diventato pedina ormai insostituibile in una “Taccio Band” fatta da tanta umiltà, ma che sa divertire per come si batte e combatte contro le avversarie. La Pallacanestro Trieste è squadra vera, forgiata dal proprio allenatore durante un’estate piena di incognite che però ha saputo inequivocabilmente toccare le corde giuste tra il nucleo triestino e un gruppo di stranieri che non guarda a studiare da prime donne, ma al bene della squadra.
Il cammino è ancora lungo, ma questo team è sul pezzo. Ed è bello da vedere. Chi se lo sarebbe davvero aspettato?