Una situazione paradossale in casa Pallacanestro Trieste. Normalmente un nuovo soggetto arriva con gli effetti speciali, proclami irredentistici e passerelle in nome della visibilità; qua invece la situazione è da clima carbonaro, non c’è un nome associato ad una faccia, una faccia associata a un ruolo. C’è sempre e solo lui, il general manager Michael Arcieri che cerca di comunicare con la proprietà, ricevendo risposte con il linguaggio “Morse” e faticando quale cuscinetto fra una realtà ancora non definitiva e il futuro sportivo tutto da definire. Unici cenni d’intesa sono arrivati dal placet per la riconferma dei contratti in essere di Michele Ruzzier, Francesco Candussi e il rinnovo di Lodovico Deangeli. Ci sono conferme avallate dalla proprietà ma non c’è un budget definitivo. E c’è la questione PalaTrieste in ballo, il mercato per la stagione entrante, una struttura societaria che deve sottoscrive nuovi accordi a quasi tutti i soggetti. Su Markel Brown è iniziata una trattativa serrata; da una parte c’è il contratto in essere, oneroso, a cui il giocatore e il procuratore vorrebbero aggiungere “polpa”, dall’altra parte c’è una sincera volontà dell’americano di proseguire con Trieste, anche e soprattutto in nome di un rapporto speciale con Arcieri.
Il mercato straniero non rappresenta un’ansia; c'è tempo. Però, se da questi silenzi il partito dei pessimisti è sempre quello che fa più affiliati, quello degli ottimisti non va alle urne e si astiene. E, come sempre e come nella politica, il voto non dato è voto che va alla maggioranza. L’ambiente si sta deprimendo di nuovo e, dovendo fare una campagna abbonamenti, non è il miglior viatico, alla vigilia di uno dei campionati di LBA più competitivi di sempre.