Trieste, 23 Marzo 2026

Neven Spahija, chapeau all'ultimo dei... romantici

23 Marzo 2026 Autore: Alessandro Asta

In un mondo del basket sempre meno “romantico”, in cui il business rischia sempre più di prevalere sulla tradizione, ci voleva Neven Spahija a portare un messaggio di solidarietà e al tempo stesso di vicinanza a una piazza come quella triestina che sta vivendo un momento di particolare incertezza su ciò che sarà il domani. 

“Vi voglio bene e spero che il basket in questa città resti a questo livello. Giocare qui è meraviglioso. Io venivo da Sebenico per vedere la grande Trieste di Tanjevic e Fucka, il messaggio che lancio alla società è chiaro: il basket deve restare in questa città”. Parole pronunciate dal coach dell’Umana Reyer Venezia subito dopo la vittoria lagunare di ieri pomeriggio contro la Pallacanestro Trieste, un atto sicuramente non dovuto ma al tempo stesso di eccellente portata che fa capire non solo come anche lontano dall’ombra di San Giusto sia riecheggiato l’eco di una potenziale sparizione futura del basket biancorosso che conta, ma anche che la tradizione di Trieste ha tanti estimatori in giro per l’Italia e in Europa. Tra cui un allenatore esperto, che in carriera ha già girato le panchine di mezzo mondo e che ha speso parole al miele per quanto si respira di palla a spicchi qui da noi.

In un momento in cui di certezze scolpite sulla pietra da parte dell’attuale società presieduta da Paul Matiasic ce ne sono pochine, che arrivi un messaggio così altisonante da parte di un coach avversario è grasso che cola per una realtà come quella triestina, amata e apprezzata da chi il basket lo vive in prima persona. Chapeau, coach Spahija.


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