In una settimana a dir poco convulsa, che sembra aver ormai tracciato definitivamente ciò che avverrà nei prossimi mesi (ovverosia, la “fuga” dell’attuale presidente Paul Matiasic verso Roma e il progetto NBA Europe, con tutto ciò che ne conseguirà per il basket cittadino), c’è una figura di cui poco o niente si è parlato in questi giorni. Quella di Mike Arcieri, general manager della Pallacanestro Trieste ma soprattutto la persona più vicina al numero uno biancorosso. Un ruolo, quello del dirigente newyorkese, che ora più che mai finisce sulla graticola proprio per essere la testa di ponte tra una proprietà ormai intenzionata a lasciare la città a fine stagione e una squadra che ha comunque ancora parecchio da spendere sul parquet prima di una “fine della storia” che tutto sarà, meno che romantica. Almeno per ciò che sin qui è stato ricamato.
“Il progetto Trieste va avanti con ambizioni” disse poco più di un mese Arcieri a “Tripla de Tabela”. Con un sorriso e una leggerezza non propria di chi sapesse già da tempo che le sirene capitoline stavano iniziando a suonare intensamente nella testa del proprio presidente. Era dunque tutto un bluff confezionato ad arte oppure davvero Matiasic si era… dimenticato di informare il suo gm di ciò che stava avvenendo? Con un silenzio di tomba che attualmente rimbomba nei pressi del PalaTrieste, con una sola nota stampa che di fatto non ha spiegato nulla sulle reali intenzioni future della società, fare ulteriori congetture e supposizioni sul miliardo abbondante di ipotesi a 360° che si stanno consumando negli ultimi giorni diventa un esercizio non banale. Di certo, fino a quando non ci saranno dichiarazioni chiare da parte dei diretti interessati (se mai arriveranno, naturalmente…), il cerino in mano resta proprio a un general manager che in questi anni in biancorosso si è speso tanto per riportare questa piazza ai vertici del basket italiano. Che ora – suo malgrado – ha davanti a sé mesi complicati per “traghettare” la Pallacanestro Trieste verso la fine della stagione agonistica, con tifosi sconcertati per ciò che sta succedendo e preoccupati per quel cartello “The End” pericolosamente sempre più vicino. E, soprattutto, per provare a dare un minimo di credibilità sportiva a quel famoso progetto ambizioso che si è spento improvvisamente come una lampadina fulminata.