Chissà come si traduce in inglese “xe pezo el tacon del buso”. Già, perché la replica di ieri sera della Pallacanestro Trieste, oltretutto introvabile - chissà perché - sul loro sito ufficiale, più che una risposta sensata a quanto uscito sulla stampa nazionale assomiglia a una supercazzola degnissima del conte Mascetti. Già di per sé l'utilizzo dei termini “indiscrezioni non confermate” suona piuttosto bizzarro, dal momento che a confermare o smentire quanto uscito su Repubblica con dovizia di particolari dovrebbe essere proprio la società giuliana. E poi parlare di “speculazioni incomplete e frammentarie” sembra un modo diciamo elegante per dichiarare che, in fondo, le voci propagatesi in tutto l'universo cestistico nazionale proprio infondate non sono. Incomplete, appunto, ma non certo false.
Che la società meriti rispetto, poi (ed è così che si conclude la nota), dipende naturalmente da come evolverà questa triste faccenda perché se davvero patròn Matiasic decidesse di trasferire armi e bagagli a Roma, di stima e considerazione, d'ora in poi, a Trieste ne troverebbe ben poca. Avanti, quindi: in attesa di altri spifferi e di altri sussurri, rassegnati - questo sì - al fatto che da questa società non arriveranno né conferme né smentite. E forse i 4.700 abbonati, al di là delle scelte più o meno lecite della proprietà, avrebbero bisogno e soprattutto meriterebbero proprio questo.
Poi, per carità, si può parlare e anche a lungo di una città che, nelle sue sfere più elevate, ha ben poco interesse verso le sue squadre di vertice: la crisi parallela della Triestina ne è un'altra specchiata testimonianza. Ma questo è un altro discorso e un altro capitolo da affrontare in altra sede. Qui si parla di rispetto verso una piazza che ha accolto Matiasic e chi prima di lui a braccia aperte e che oggi, per l'ennesima volta, rischia di essere tradita. Altro che rispetto.