La firma ancora non c'è ma l'auspicio è che possa giungere entro un paio di giorni. E' un augurio per poter finalmente chiudere la telenovela estiva sul palasport ma allo stesso tempo è anche una necessità, perché senza la sottoscrizione dell'accordo fra Comune e Pallacanestro Trieste non si può lanciare la campagna abbonamenti, e il tempo comincia a stringere.
L'ottimismo di piazza Unità era stato in parte frenato dalla posizione più attendista del club che ha richiesto qualche ulteriore ragguaglio al Municipio, inviato nei giorni scorsi. La società sta sondando le carte e facendo i conti, nella speranza appunto che fra domani e martedì possa dare l'assenso al documento del Comune e che mercoledì possa partire la vendita delle tessere per i tifosi. Il refrain della Pallacanestro Trieste è sostanzialmente sempre lo stesso, e cioè che l'85% del tempo di apertura dell'impianto è messo a disposizione di scuole, organizzazioni sportive giovanili e dilettantistiche, iniziative sociali e altre attività comunitarie, e che la società si farebbe carico delle utenze e dei costi di gestione non propriamente suoi ma a memoria non si ricorda un contributo di 630 mila euro fornito dall'amministrazione cittadina, per quanto 130 mila euro vadano a compensare il canone di pari importo dovuto. 500 mila euro “cash” da saldare in due rate, una a dicembre e una a marzo, rappresentano soldi freschi che nessuna proprietà precedente ha mai ricevuto dal Comune.
Al netto forse di qualche limatura, insomma, il g.m. Arcieri e il neo-presidente Hiller non hanno molte alternative, anche per non deteriorare ulteriormente un ambiente non proprio rinfrancato dal tira e molla di Matiasic, dalla querelle PalaTrieste e da una campagna acquisti fin qui deficitaria. Che i soldi quest'anno siano pochini e che la società cerchi di risparmiare su tutto - palasport compreso - è anche comprensibile ma al netto di un tessuto imprenditoriale piuttosto dormiente, bisognerebbe forse trovare altri canali per portare in società qualche nuovo sponsor, locale o magari nazionale. Aumentando i ricavi, se possibile, e non solo tagliando i costi. Non è semplice, certo, ma è l'unica soluzione per restare in vita.