Il tempo passa, il silenzio aumenta e la paura avanza. Può essere descritta in questo modo la situazione vissuta dall'intera Trieste sportiva, che continua a interrogarsi sul futuro della sua squadra cestistica. E mentre Paul Matiasic non sembra avere nessuna urgenza di fare chiarezza, a preoccupare è anche, e forse soprattutto, l'immobilismo di tutti quegli attori potenzialmente interessati a salvare la pallacanestro cittadina. La sensazione è che manchi una regia.
Spieghiamoci meglio. In questi mesi in cui i chiari di luna sul basket triestino hanno trovato conferma con l'assegnazione del PalaEur all'avvocato americano, le reazioni della piazza sono state numerose e tutto sommato anche efficaci. La risposta dei tifosi è stata compatta e la raccolta firme è stata vista positivamente anche a Roma, nelle stanze dei bottoni; l'imprenditoria, locale e non solo, qualche colpo l'ha battuto e tutto sommato anche le istituzioni si sono fatte sentire. Adesso, però, serve uno step in più che a nostro avviso dovrebbe partire proprio dal Comune e soprattutto dalla Regione. Massimiliano Fedriga ha dialogato più volte con Matiasic e avrebbe ricevuto rassicurazioni ma siamo ormai a metà giugno e non sembra che il boss delle Americhe abbia trovato i diritti di qualche altro club da trasferire a Roma.
Il tempo è poco, l'ansia cresce: serve urgentemente qualcuno di spessore che da un lato martelli costantemente il giurista di San Francisco e dall'altro diventi l'unico interlocutore per unire le forze di tutti quei soggetti - Gianluca Mauro, il consorzio, l'eventuale sponsor assicurativo/finanziario, gli altri partner locali, la tifoseria e, perché no, qualche nome grosso della palla a spicchi, che potrebbe traghettare il club - potenzialmente pronti per contribuire ad un'auspicata rinascita. Un tavolo tecnico da convocare urgentemente. Le istituzioni hanno le carte per farlo. Il governatore ha carisma e autorevolezza. Potrebbe essere una partita “a perdere”, ma proviamoci. Se non altro per poter dire, un domani, di averle provate tutte. Ma proprio tutte.