Trieste, 27 Febbraio 2026

Il silenzio dei vertici del basket: e se un domani trasferissero i diritti di Bologna, starebbero tutti muti?

27 Febbraio 2026 Autore: Gabriele Lagonigro

Tanto rumore (a Trieste) per nulla (nelle stanze dei bottoni). Mentre in città tifosi e istituzioni hanno alzato la voce nei confronti del possibile trasferimento a Roma del basket giuliano, ai vertici della palla a spicchi nazionali, per ora, regna il silenzio. O, peggio ancora, l'apparente disinteresse.

Stiamo provando in queste ore a contattare sia il presidente della Fip, Gianni Petrucci (in foto), che il numero uno della Lega Basket, Maurizio Gherardini, ma fino a questo momento non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Attendiamo e speriamo, ma non molto fiduciosi, a dire il vero. Anche perché se la reazione è quella che il capo della Federbasket ha espresso attraverso l'intervista di ieri sulla Gazzetta dello Sport c'è ben poco ottimismo che dalla Capitale arrivi una presa di posizione chiara e inequivocabile, anzi. Alla domanda di Giuseppe Nigro, giornalista della “Rosea”, sul fatto che Nba Europe sbarcherebbe in Italia al prezzo di piazze importanti come Trieste e Cremona, la risposta di Petrucci è stata la seguente: “Da presidente della Federazione non posso avere sentimento per uno o per l’altro: il presidente vede le realtà, fa rispettare le regole. Io non posso esprimere né giudizi né sentimento”. Demoralizzante. Capiamo che i vertici debbano mantenere una posizione equidistante, ma due parole su quello che è il secondo pubblico d'Italia, superiore addirittura a quello della Virtus scudettata, sarebbero state quantomeno gradite.

Ma il punto, al di là della nostra evidente ingenuità, è un altro: se le regole assurde di questa nostra pallacanestro nazionale consentono il trasferimento di armi e bagagli da una città all'altra, allora i Matiasic di turno hanno “ragione” a fregarsene dell'ambiente, della storia, della passione e dei tifosi. Se nel 2026, dopo che la palla a spicchi italiana, vedi l'ultimo caso di Trapani, ha denotato falle macroscopiche da tutte le parti, non si riesce a dotarsi di un sistema che salvaguardi le piazze storiche del nostro basket, è giusto allora che qualunque imprenditore possa gestire la squadra come il proprio giocattolo. Basterebbe poco, ma manca la volontà. Tanto più, poi, se questi cervellotici trasferimenti vanno a scapito della provincia e a beneficio della Capitale. Dove vivono, operano e lavorano i vertici della pallacanestro. Sarà un caso, forse, ma più probabilmente no.

Post scriptum: cosa succederebbe se qualche altro “squalo”, un giorno, trasferisse altrove i diritti di Bologna? Tacerebbero tutti come oggi? 


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