Il mistero JTA. Gettare la croce su unico giocatore è profondamente ingiusto oltre che deontologicamente scorretto, ma l'ex campione Nba è l'emblema di una stagione opaca, nella quale la Pallacanestro Trieste ha alzato l'asticella senza raggiungere, almeno per ora, i risultati auspicati. Non è l'unico, Toscano Anderson, il cui rendimento è ben al di sotto delle aspettative. Ruzzier, Uthoff, Candussi, Brown sembrano le brutte copie di un anno fa; Ross e Brooks hanno trascorso più tempo in infermeria che sul campo ed il solo Ramsey, per quanto a volte sembri giocare più per il tabellino personale che per i compagni, è stato fin qui il più determinante. Salviamo naturalmente anche il "soldato" Deangeli, fra i più positivi.
Eppure, nonostante la buona compagnia, l'americano-messicano è quello sul quale pendono le maggiori perplessità: vuoi per il curriculum, vuoi per lo stipendio, fatto sta che le sue prove appaiono imbarazzanti. L'impegno non si discute, anzi: è quello che più degli altri sembra incitare i compagni, ci mette carica e forza agonistica, in difesa si muove bene e come passatore ha mani educate ma anche ieri, a Praga, si è incagliato due volte sul ferro tentando di schiacciare, senza contare che dopo sei mesi non ha ancora compreso che i passi, in Europa, si fischiano diversamente che negli Usa. E poi altri tiri presi a caso, i pestoni sulle righe e tutta una serie di ingenuità viste più volte in questi sei mesi di una stagione non certo indimenticabile.
Ha ancora tempo per dimostrare che il vero Toscano Anderson, quello che ha conquistato il titolo più prestigioso della pallacanestro mondiale, è ben diverso dal cestista sbiadito della Repubblica Ceca. Se Trieste vuole ancora dire qualcosa, da qui alla fine, avrà bisogno soprattutto di lui.