In un modo o nell'altro la querelle sul PalaTrieste la possiamo dare per conclusa. Certo, la replica di ieri sera della società dopo l'accordo ufficializzato dal Comune ha riaperto qualche interrogativo ma al di là dei dettagli la Pallacanestro Trieste l'anno prossimo giocherà a Valmaura. Punto. Non torniamo sul tema anche se il modus operandi, a livello comunicato, del club lascia sempre qualche perplessità, ma tant'è.
Il vero quesito, posto che per un'altra stagione (e poi si vedrà...) il campo da gioco rimarrà in via Flavia, è adesso un altro. Ed è pesante anche questo, per quanto la situazione sia tuttora in fieri. I primi allenamenti stanno per iniziare con un roster che definire ridotto all'osso è quasi un eufemismo e con la grana Brown tuttora da risolvere. Il budget, a quanto è dato capire, è quello che è e dopo l'assaggio di caviale dell'anno passato bisognerà ritornerà al pane e salame, e va bene, il palato dei triestini si è abituato negli anni a mangiare di tutto. Il ritardo però comincia a essere importante, per quanto sia capitato spesso, anche in passato, che qualche americano si aggregasse all'ultimo momento.
Ad oggi mancano sostanzialmente i due lunghi stranieri, che a questo punto diventano indispensabili, e probabilmente una guardia in sostituzione di Brown. E qualche altro tassello minoritario. E forse proprio la rinuncia a quest'ultimo, oltre che un male necessario, potrebbe essere una risorsa da investire nella prossima programmazione. Il contratto di Brown è di quelli economicamente dispendiosi e forse, per i soldi a disposizione della società, ottenere una buonuscita e rinunciare a uno stipendio oneroso potrebbe essere quasi quasi un bene. Certo, andrebbe trovato un sostituto all'altezza ma al netto di qualche scelta sbagliata, l'esperienza di Arcieri nel mercato d'Oltreoceano rappresenta una sicurezza. Ma la questione va chiarita in fretta e forse, anche in questo caso, con qualche notizia un po' più chiara all'ambiente e ai tifosi.
E' evidente, a questo punto, che la campagna abbonamenti in partenza la prossima settimana rappresenterà un punto di svolta epocale, nel bene o nel male. Arrivare ad almeno 4 mila tessere sottoscritte costituierebbe un toccasana non solo moralmente ma, in questo momento, anche dal punto di vista economico; barcamenarsi fra le 3 e le 4 mila, invece, toglierebbe risorse importanti, forse addirittura già messe a budget.
Il quesito finale, in una situazione economica tutt'altro che idilliaca, è invece rivolto all'imprenditoria triestina, quella pronta a stracciarsi le vesti quando Matiasic aveva iniziato a manifestare il suo disimpegno: si è aggregato qualcuno di nuovo nella compagine degli sponsor o siamo rimasti alle buone intenzioni? La risposta non ce l'abbiamo ma la sensazione è che non ci sia stata la fila per fornire un contributo alla società. Che forse fa poco per attirarsi le simpatie ma ogni scusa sembra buona, fra la Trieste “che conta” (a parte quelle poche aziende sempre fedeli), per delegare agli altri.