Quando gli spifferi cominciano a diventare raffiche di bora, è giusto fermarsi un attimo a riflettere e a cercare di capire quale sarà il futuro del basket di casa nostra. Che, al netto di speculazioni e rumours, ha bisogno ora più che mai di un feedback forte e chiaro da parte di chi è all’interno della stanza dei bottoni biancorossa.
È innegabile che la prima serie di voci circolate un mese fa relativamente a un potenziale e graduale disimpegno di Paul Matiasic dal progetto Pallacanestro Trieste per puntare gli occhi su NBA Europe a Roma non hanno fatto altro che far risuonare – anche in maniera incontrollata – campanelli d’allarme per l’intera piazza. “Spifferi”, come li abbiamo chiamati solo qualche riga più sopra, tornati in auge dopo la breve avventura della squadra di Taccetti alle Final Eight di Coppa Italia. E che finiscono per rimettere all’interno di un enorme frullatore tutto ciò che sarà della pallacanestro di alto livello in città, con annessa preoccupazione dei tifosi che, leggendo proprio nelle ultimissime ore di un incontro dello stesso Matiasic di pochi giorni fa col sindaco di Roma Roberto Gualtieri assieme alle chiacchiere spese con Ettore Messina proprio a Torino (nome, quello dell’ormai ex capo allenatore dell’Olimpia, accostato proprio a Roma nell’ambito dell’approdo dell’NBA nella capitale), pretendono ora massima trasparenza da parte dell’attuale numero uno biancorosso.
Attendendo ora che il diretto interessato batta un colpo, confermando o smentendo queste voci, sperabilmente nel breve termine e non lasciando a… bagnomaria una questione che non può essere abbandonata a se stessa per mesi, va fatta una considerazione spicciola. Ovvero, partendo da un virgolettato dello stesso Matiasic al nostro giornale nel giugno scorso: “La mancanza di ulteriori sponsorizzazioni, in particolare ai massimi livelli, è molto preoccupante per la nostra organizzazione e per il futuro delle iniziative cestistiche a Trieste. A mio avviso, non è giusto che sia la proprietà a continuare a sostenere perdite finanziarie così significative, e la presunzione, qualora esistesse, che la proprietà continuerà ad accettare un onere così sproporzionato è irrealistica”. Parole che, rilette a mesi di distanza e dopo gli abbondanti investimenti della scorsa estate al fine di tentare di costruire un roster competitivo, assumono ora un peso specifico diverso. Specie tenendo conto che un main sponsor, questa realtà, non ce l’ha ormai da anni. E che questa città, in caso di un disimpegno dell’attuale proprietà, non sarebbe in grado di reggere in piedi una serie A di basket con gli attuali costi.
Chiarezza: è questo ciò che chiedono i 4729 abbonati della Pallacanestro Trieste di questa stagione, assieme a chi questa squadra l’ha sempre seguita anche negli anni bui della serie B, con le trasferte a Marostica e Bassano – giusto per citarne un paio – per evitare di crollare anche in C. Domandiamo forse un po’ troppo?