Nessuno, nemmeno tra gli scenari più sfavorevoli, avrebbe potuto pensare che Trieste-Cantù di domani sarebbe stato per i biancorossi uno di quei match che possono davvero cambiare il corso di un’intera stagione. Perché se da una parte c’è ancora in bilico la qualificazione alla Coppa Italia (e attenzione, una potenziale le vittoria domani contro l’Acqua San Bernardo non garantirebbe da sola le Final Eight, perché bisognerà anche guardare cosa faranno le varie Cremona, Trento, Sassari, Napoli e Varese, tutte appaiate a quota 12 con Trieste, con un’infinità di combinazioni…), dall’altra essere precipitati all’11° posto consiglia caldamente di guardarsi anche alle spalle. E con una Cantù attualmente terzultima a sei punti di distanza, c’è poco da scherzare domani sulla palla a due alzata alle ore 17 da Attard, Perciavalle e Nicolini.
Dopo il flop in gara-2 di BCL contro lo Szolnoki, l’ennesimo di una prima metà di stagione indecifrabile per troppi aspetti (oltretutto, dopo aver vinto bene all’andata due giorni prima), con ancora gli spettri sopra la testa della gara buttata via domenica scorsa a Trento, si arriva alla boa della serie A “forti” di uno scoramento generale (tanti i fischi volati dalle tribune di Valmaura giovedì scorso nel ko contro i magiari) e di tanti musi lunghi all’interno della squadra. Di interrogativi ce ne sono davvero troppi per poter giocare tranquilli e senza pressione. Sarà dunque una gara per uomini veri domani contro Cantù, perché in un ambito dove alla porta non ci sono novità in grado di cambiare l’inerzia di un team che sta sbandando terribilmente, c’è solo da raccogliere i cocci e provare a ricostruire una fiducia letteralmente naufragata nelle ultime settimane. Più facile a dirsi che a farsi, specie con ancora due pedine come Ross e Sissoko ai box.