Trieste, 07 Marzo 2026

Dalmasson: "Capisco i timori dei tifosi, ma questo è il momento per restare uniti"

07 Marzo 2026 Autore: Alessandro Asta

Una situazione irreale anche per chi, pur avendo scritto pagine importanti di storia biancorossa, vive la situazione giuliana da lontano ma sempre con occhio attento. Parlare con Eugenio Dalmasson – attuale club manager della Reyer Venezia, con un passato di undici anni in biancorosso – di difficoltà e incertezze del basket di casa nostra è come affrontare qualcosa di già visto a queste latitudini. Ma con un denominatore unico che compare sempre a fine equazione: l’amore che la gente di Trieste ha per la palla a spicchi.

Dalmasson, le notizie di un progressivo disimpegno dell’attuale proprietà biancorossa per abbracciare un progetto diverso, orientato verso Roma, è ormai sulla bocca di tutti. Lei che idea si è fatto a riguardo?
“Premetto che seguo le vicende della Pallacanestro Trieste sempre con grande piacere e attenzione anche a distanza. È indubbiamente un momento particolare, con tante domande da parte dei tifosi e della stampa che al momento stanno trovando risposte molto vaghe. Ciò che sta accadendo viene naturalmente visto come un tradimento da parte della piazza, ognuno di noi è libero di interpretarla a modo suo ma dal mio punto di vista credo che, proprio in questa fase delicata della stagione, bisognava evitare proprio quello che è successo. E se la scusa è che Trieste non riesce a fornire sponsor adeguati, bastava una superficiale occhiata a quello che si è visto nel recente passato in zona: mi sembra, in primissima battuta, una valutazione sbagliata”.

Lei ha vissuto in prima persona diversi periodi complessi a Trieste: che ricordi ha?
“Erano perlopiù situazioni conosciute, si lottava per sopravvivere, senza false promesse e senza fare il passo più lungo della gamba: chi gestì la società quelle stagioni era stato in grado di far stare tutto in equilibrio. C’è stato anche l’ambito Alma, dopo il quale c’è stata una grande partecipazione da parte dei tifosi e il pubblico si era avvicinato ancora di più alla squadra. La sensazione che vivevamo è di ricevere tanto e di voler dare altrettanto in cambio: avevamo l’orgoglio di vedere la grande partecipazione della città, il nostro desiderio era quello di ripagare le tante soddisfazioni ricevute. In quel modo si affrontavano i momenti difficili, proprio grazie alle qualità umane da parte di tutti. Un insegnamento che naturalmente deve valere anche oggi, in una situazione di incertezza come si sta vivendo attualmente a Trieste”.

Al netto di tutto, pensa che sia ancora il pubblico la parte più importante?
“L’amore della piazza per il basket è inossidabile e l’importante è tenere la fiammella accesa: questa è la chiave. Il desiderio che la pallacanestro di livello continui in città ci sarà sempre e l’ho vissuta personalmente in prima persona. Per l’amore che c’è, sono proprio i tifosi in prima battuta a tenere viva la fiamma, per tutto l’amore che c’è nella Pallacanestro Trieste. Capisco perfettamente la delusione dei supporter e il grande timore di veder sparire qualcosa che si ama. Ma è proprio questo il momento per restare uniti”.

(L'intervista integrale sarà disponibile sul numero di lunedì 9 marzo di Citysport.news)


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