È passato un mese e mezzo dalla doccia gelata con cui ci siamo bruscamente risvegliati dal sogno di poter vivere anni luminosi fra play-off e coppe europee. Nonostante le iniziali mezze smentite Paul Matiasic ha presentato ufficiale domanda di iscrizione alla Nba Europe da disputarsi con la "casacca" capitolina e a noi, nell'estrema periferia dell'impero, non resta che attendere per sapere se sarà lui, oppure l'altro gruppo americano che ha fatto domanda, ad accaparrarsi lo stemma dell'antica Roma e a provare a risollevare una piazza piuttosto sonnolenta. Auguri.
Ma nel frattempo, a Trieste, che cosa si è fatto per pianificare una "exit strategy" che ci permetta in ogni caso di sopravvivere?
ISTITUZIONI
A fine febbraio c'era stato un profluvio di prese di posizione, poi quasi il nulla. Almeno apparentemente. Se stiano lavorando sotto traccia non lo sappiamo e ovviamente lo speriamo ma ad aprile ormai inoltrato i segnali dietro le quinte non sono confortanti. È vero che fino a quando esiste una società e finché questa non annuncia ufficialmente l'intenzione di andarsene si può fare ben poco, ma anche aprire un confronto pubblico con i soggetti potenzialmente coinvolgibili in un ipotetico "piano B" potrebbe smuovere questa sensazione di generale apatia.
IMPRENDITORIA
Il nodo più dolente arriva proprio dalla classe produttiva locale, assente ed ingiustificata. Nell'anno in cui la Pallacanestro Trieste ha alzato l'asticella sono diminuite le sponsorizzazioni e questo sicuramente ha rappresentato un incentivo o una scusa, per Matiasic, per rivolgere i propri sguardi lontano da San Giusto. E a quanto sembra anche i primi sondaggi istituzionali sembrano immediatamente naufragati, con diverse aziende che avrebbero declinato l'invito ad entrare in un pool di "salvataggio". Non c'è da stare allegri, quindi, se l'avvocato di San Francisco sposterà a Roma baracca e baruttini. Non è chiara nemmeno l'intenzione del famoso consorzio dell'1%, che finora è apparso piuttosto silente.
TIFOSI
Sono gli unici esenti da colpe, e ci mancherebbe, e anzi hanno il merito di continuare a sostenere la squadra come hanno sempre fatto in questi ultimi anni. Un supporto quasi commovente ma non vorremmo che fra qualche settimana ci venisse ufficialmente portato via il nostro giocattolo preferito mentre noi continuiamo a sventolare le bandiere. Nel senso: non sarebbe il caso, forse, di cominciare a manifestare anche un po' di dissenso nei confronti di una gestione paradossale e surreale? Con garbo e civiltà, e consapevoli che Oltreoceano se ne sbatteranno delle nostre proteste. Ma se non altro per non lasciare nulla di intentato e per non fare per l'ennesima volta la figura dei cornuti e mazziati.