Ci sono i numeri – impietosi, sul lato delle (poche) partite vinte lontano da casa – e ci sono anche le sensazioni negative di una squadra apparsa per l’ennesima volta in campionato svuotata in tutto. Con il sesto posto in classifica passato di mano a Reggio Emilia e una situazione tutt’altro che blindata per il discorso playoff (e nel sabato di Pasqua, contro una Varese attualmente nona e a sole due lunghezze di ritardo dai biancorossi, il rischio di un "dentro o fuori" è già palpabile), dopo l'ottavo flop di fila in trasferta rimediato domenica a Desio ora la Pallacanestro Trieste ha davvero tutto da perdere nelle ultime sei giornate di regular season.
Sarà la non certo idilliaca situazione dell’infermeria che ha vessato a lungo la squadra, così come le pesanti voci di un domani tutto da scrivere relativo a un titolo sportivo spostato dall’ombra di San Giusto a quella del Colosseo. Ma assistere, per l’ennesima volta in questa stagione, a quaranta minuti di una ingiustificata “morbidezza” in campo che include una rincorsa all’avversaria praticamente già dai primi minuti, con annessa incapacità a difendere bene per due azioni di fila e ad attaccare il canestro altrui senza accontentarsi di un compitino che spesso si tramuta in tiri da tre rapidi in transizione, fa capire che i peccati originali che da sempre hanno accompagnato una squadra potenzialmente con tanto talento nei singoli, ma mai realmente quadrata per definirsi una vera big, finiscono per essere un fardello che ci si dovrà portare appresso sino alla fine. E ciò che è peggio, c’è anche una fiducia da parte dei tifosi che vacilla sempre più, sicuramente “condita” dai timori che fra qualche mese non si parlerà più di massima serie, bensì qualcosa di realmente diverso.
C’è una questione di credibilità che, in un ambito così particolare in cui vive attualmente la Pallacanestro Trieste dentro e fuori dal campo, non può proprio adesso venire meno o passare in secondo piano. Indipendentemente da ciò che sarà fra qualche mese, al netto di una “Last Dance” che chiunque ami questi colori spera vivamente di non dover assistere. Si pensi dunque al presente, a onorare al meglio ciò che rimane di questa stagione e a non dimenticare mai che i 4729 abbonati e i quasi 6000 che a ogni turno di campionato riempiono le tribune di Valmaura pretendono solo un po’ di rispetto. E non le prestazioni esterne che, da cinque mesi a questa parte in campionato, questa squadra ha colpevolmente abituato un po’ tutti.