E’ stata una cavalcata complessa ed entusiasmante quella che ha visto protagonisti, negli Europei assoluti, i ragazzi dell’Italseven di rugby. Due tornei e un solo posto in palio per qualificarsi alle finali mondiali di terza fascia, e quest’unico posto è stato conquistato proprio dagli azzurri, che hanno come team manager Emanuele Stefanelli.
“L’obiettivo è stato raggiunto, è la nostra soddisfazione è altissima”, esordisce il presidente del comitato regionale FIR. “Dopo il bronzo ottenuto ad Amburgo a inizio luglio, nel secondo tournement, tenutosi a Spalato, siamo riusciti a metterci al collo la medaglia d’argento e conquistare il pass per le finali mondiali di Dubai che con grande probabilità si terranno in autunno di quest’anno, anziché in gennaio, visto che il calendario internazionale per il 2027 è già particolarmente ricco di manifestazioni”.
C’è stata un’ulteriore crescita rispetto al primo torneo in Germania?
Assolutamente sì, considerando che è una squadra giovane e ancora non si conosceva benissimo, pur con ottime individualità: sono cresciuti di volta in volta, di partita in partita, perché più giochi e più ti amalgami, e su questo i ragazzi sono stati davvero encomiabili.
A Spalato siete arrivati in finale imbattuti, è andato tutto così liscio?
In realtà non è stato come potrebbe sembrare. Nel girone di qualificazione il nostro regista Francesco Krsul ha subito un grave infortunio (frattura del perone, ndr) e questo episodio ha avuto delle ripercussioni sul gioco, che comunque abbiamo saputo gestire. Inoltre la sorte, che non è sempre ironica, ci ha riservato un identico infortunio anche durante la finale, in questo caso a danno di Giacomo Ndoumbe Lobe, uno dei nostri velocisti puri.
A proposito di velocità, si corre forte nel Seven?
Riguardo la corsa si arriva a picchi tra i 33 e i 36 km/h, con sette atleti impegnati in un campo delle stesse dimensioni del rugby a 15, con un gioco molto dinamico e meno spezzettato. Uno dei nostri leader, Simone Gesi delle Zebre, ha dichiarato pubblicamente quanto il Seven sia più impegnativo della disciplina classica. Inoltre non si corre forte solo con le gambe, ma anche con il cuore, e faccio un esempio: nella gara con la Germania l’orologio con cardiofrequenzimetro del nostro head cach Mazzantini ha iniziato a suonare... perché i suoi battiti avevano raggiunto la soglia di 147 al minuto!
Altre differenze con il rugby a 15?
Sicuramente la quantità di partite che si giocano ogni giorno, e cioé fino a 20 complessivamente, cosa che richiede un impegno notevolissimo allo staff per review e studio, senza parlare della preparazione di ogni singola giornata di gara tra pre, durante e post match. Inoltre, a livello social c’è un seguito sempre più crescente: la Nazionale “maggiore” ha 1,2 milioni di followers, e l’Italseven 1,8. Un risultato indicativo di quanto stia crescendo questa disciplina.