Nonostante l’anniversario, come suggerisce l’etimologia dal latino, indichi una ricorrenza annuale, le cifre tonde sono sempre sentite con maggiore eco. Il 6 maggio ricorrerà il mezzo secolo dalla tragedia del terremoto in Friuli, che possiamo considerare il più grande disastro naturale che abbia colpito la nostra regione, se non teniamo conto di quello della diga del Vajont in cui anche l’uomo ebbe le proprie responsabilità. Sono previste diverse celebrazioni per ricordare in primis le mille vittime, ma pure gli oltre centomila sfollati; a livello politico segnaliamo il consiglio regionale straordinario che si terrà proprio mercoledì a Gemona, il cuore della devastante scossa, alla presenza del capo dello Stato Mattarella e forse anche della premier Meloni.
In ambito locale il Cai Cim – gruppo di corsa in montagna della Società Alpina delle Giulie, CAI Trieste – organizza un evento dal profondo valore simbolico: la staffetta dell’Orcolat. Il nome richiama la figura leggendaria del mostro che nella tradizione popolare abita nelle viscere del Monte San Simeone e che, scuotendosi, causa i sismi. Come si legge sul sito del Cai Cim, “se un tempo questo nome evocava terrore, oggi è diventato un simbolo di memoria e resilienza per l’intero popolo friulano, rappresentando la capacità di rielaborare il trauma e rinascere dalle macerie”.
Gli staffettisti, ospiti dell’Expo Village della Trieste Spring Run, partiranno domani mattina alle 8 da piazza Unità per poi concludere il percorso di 150 chilometri, caratterizzato da 6mila metri di dislivello positivo tra sentieri e montagne, a Venzone, con arrivo previsto per domenica alle 11.30. Si tratterà di una corsa in autosufficienza che proseguirà senza interruzioni, giorno e notte, suddivisa in 8 tappe; a ogni cambio tre atleti si passeranno un testimone d’eccezione ovvero una “mattonella”, simbolo fisico della ricostruzione e del legame indissolubile tra le generazioni.