A giugno scorso abbiamo potuto applaudire a Trieste un talento cristallino come Luka Doncic e brindare all’esordio in panchina azzurra del nostro Gianmarco Pozzecco. Forse non tutti hanno saputo intravedere in quel debutto una potenziale forza trainante per la nazionale, ma chi ha sin da subito inteso che c’era del buono nella scelta non si è ricreduto. Anzi, con ragionevolezza adesso ci si attende una prova importante ai Mondiali FIBA, che si svolgeranno da venerdì nelle Filippine, in Indonesia e in Giappone.
Gianmarco Pozzecco, appunto: allenatore effervescente che in passato, prima di diventare CT, è andato spesso sopra le righe e che non sempre è riuscito ad avere un atteggiamento del tutto consono in panchina. Con la cravatta della nazionale Gianmarco sembra aver trovato la sua dimensione ideale. Di sicuro ha ridato alla squadra che attualmente allena quello stupendo appeal che mancava da un po’. Carica i giocatori come pochi altri allenatori riescono a farlo: ci riesce grazie a un carisma innato, una voglia matta di godere nello sport, ma anche quel tipo di umanità di base che ha qualcosa di “triestino” nel saper valorizzare le differenze, scendere nei dettagli, andare oltre alle abitudini e agli usuali limiti, trasformando il gioco della palla a spicchi come fosse una ricerca filosofica della libertà.
La sua nazionale ha svolto un pre-mondiale da incorniciare, inanellando una vittoria dopo l’altra nelle amichevoli in cui ha battuto squadre come il Brasile. Ha vinto con autorevolezza il Torneo dell’Acropolis, battendo due colossi del basket come Serbia e Grecia. Insomma, si presenta al Mondiale nel migliore dei modi (e, da notare, molto spesso le compagini che arrivano sul podio svolgono dei pre-tornei al limite della perfezione, si ricordi l’esempio della Slovenia che nel 2017 a Istanbul ha conquistato la medaglia d’oro agli Europei).
Diciamocela tutta: l’Italia potrebbe essere una squadra altalenante, sofferente contro avversarie inferiori, ma anche capace di battere le più accreditate per la medaglia. Se Pozzecco riuscirà a diffondere quella sete di vittoria ai suoi (come lo ha già fatto sia in qualità di playmaker che in quella di allenatore) potremo benissimo trovare la nazionale a contendersi l’accesso ai quarti. Nel suo girone nelle Filippine può contare sui giocatori del calibro di Nicolò Melli, Simone Fontecchio, Achille Polonara e Luigi Datome. All’interno del suo progetto un ruolo di rilievo potrà ritagliarselo l’ex Pallacanestro Trieste e Reyer Venezia Stefano Tonut. Se giocherà forte in difesa, se riuscirà a trovare contro gli avversari gli spazi in attacco e centrare qualche tiro pesante dalla lunga, potrà sicuramente dare un apporto decisivo. Risulta ad ogni modo una pedina fondamentale sullo scacchiere della nazionale.
Se ci spostiamo oltreconfine, in una delle realtà su cui c’è una particolare attenzione mediatica a questi Mondiali grazie alla presenza della stella Luka Doncic, ritroviamo altri volti nuovi che hanno giocato a Valmaura. Su tutti un certo Zoran Dragic. Fratello dell’ex capitano della nazionale slovena Goran Dragic, Zoran è in questo momento - assieme ai compagni di canotta Doncic e Klemen Prepelic - colui che possiede la miglior tecnica cestistica. Non più giovanissimo, ha dalla sua l’esperienza e, nel repertorio individuale, quelle “invenzioni” che possono determinare l’inerzia di una gara. Se riuscirà a supportare adeguatamente i suoi compagni e andare in doppia cifra in più di qualche occasione (la Slovenia punta molto sulla fase offensiva), potrebbe far volare veramente in alto la propria nazionale.
A Trieste Jakob Cebasek ha fatto solo una breve comparsata senza lasciare ricordi indelebili. Eppure il valore del giocatore va soppesato meglio: si tratta di un atleta duttile, che sa spendersi per il proprio gruppo e commettere quei falli “utili” mentre fa rifiatare qualche compagno che ha un ingaggio di club almeno il triplo del suo. Non certo determinante nelle sfide, è un cestista che sa farsi trovare in campo dai compagni al momento del bisogno e quando c’è da salvare l’azione allo scadere: a testimonianza di ciò basti pensare a quell’assist contro il Giappone dispensatogli da Doncic, che ha fatto il giro del mondo. La mano che ha realizzato da tre punti è proprio quella di Cebasek.
Insomma, c’è anche un bel po’ di triestinità in un Mondiale che si preannuncia veramente interessante e che potrebbe far aumentare ulteriormente la passione del basket che dalle nostre parti si respira praticamente sempre.