Trieste, 24 Giugno 2026

Il trionfo di Nello Laezza: "Questa promozione è il frutto di un lungo percorso"

27 Maggio 2026 Autore: Marco Adamo

Una stagione incredibile quella del Tecnogiemme Venezia Giulia, coronata con la storica promozione in Serie C. In panchina sedeva Nello Laezza, un volto noto del basket giuliano. Napoletano, classe 1973, Laezza ha vestito la canotta di Trieste dal 1996 al 2001 e nella stagione 2005/2006. Da diversi anni, ormai, è allenatore del Venezia Giulia. Dopo aver sfiorato il salto di categoria la scorsa stagione, quest’anno la missione è stata portata a termine.

Nello, smaltita l’adrenalina post-partita, ci lasci un commento a freddo su questa stagione magica?

Bisogna tornare indietro di tre anni per comprendere quanto successo: la promozione è il risultato di un processo. Quest’anno non partivamo come favoriti: Ronchi era la squadra più forte. Ed è proprio gara 3 delle finali con gli isontini la partita che reputo la migliore della stagione: ciò dimostra che il gruppo è cresciuto molto, esprimendo il suo enorme potenziale. Non si vince solo perché si è i più forti: molti eventi devono incastrarsi nel modo giusto.

Un’annata che rasenta la perfezione, ma ci sono stati dei momenti di difficoltà? Quelli che magari sfuggono a un occhio esterno...

Abbiamo avuto difficoltà a inizio stagione. Siamo partiti in sordina, la squadra è cambiata molto rispetto allo scorso anno, non è stato facile trovare intesa e identità. Inoltre, non siamo mai stati al completo e ci siamo trovati diverse volte ad allenarci in pochi. Sono stati fondamentali quei giocatori che durante i play-off hanno avuto meno spazio, ma che in regular season hanno dato il loro contributo per chiudere al primo posto, posizione che ci ha garantito il fattore campo a favore.

C’è stata qualche scelta che, col senno di poi, avresti fatto diversamente?

Sinceramente no, rifarei tutto uguale. La squadra, per come è stata costruita, mi ha permesso di sperimentare e giocare in diversi modi.

A proposito di costruzione della squadra: come è nata l’idea di questo nuovo gruppo e su cosa avete puntato per ricostruire il roster?

Abbiamo rivoluzionato il roster, cambiando quasi tutti i giocatori. Il gruppo allestito ha qualità e talento, ma è soprattutto composto da ragazzi molto intelligenti, tanto che molti studiano all’università. È una squadra completa in tutti i ruoli, anche grazie agli innesti in corso d’opera di Maiola e Giustolisi, che hanno dato un contributo prezioso.

C’è un giocatore che ti ha sorpreso particolarmente? Che ha superato di molto le tue aspettative?

In realtà nessuno nello specifico. La maggiore sorpresa è stato il sano agonismo che caratterizzava tutti i ragazzi, dal primo all’ultimo.

Da ex giocatore della Pallacanestro Trieste, un passaggio sul momento attuale è doveroso. Credi che le vicende extra-campo abbiano influenzato le prestazioni dei giocatori?

Assolutamente sì. I giocatori possono anche parlare un’altra lingua, ignorare i social o non leggere i giornali, ma l’aria che si respira alla fine è sempre quella. Non è facile proteggere i giocatori da quanto accade fuori dal campo. Trieste partiva con uno dei roster più competitivi, ma quanto successo ha fatto venir meno l’entusiasmo. Anche nella mia carriera ho vissuto un momento simile, sempre a Trieste: era il 1998, l’anno di Garza presidente, con giocatori del calibro di Teo Alibegovic e Mark Williams. Nonostante tutto, siamo riusciti a isolarci dalle questioni extra-campo, centrando comunque la promozione in A1.

Come vedi Trieste la prossima stagione?

Sono speranzoso e voglio essere ottimista: Trieste merita la Serie A, per la sua storia e il suo pubblico.

E infine, come vedi il tuo futuro?

Adesso mi godo il risultato. Poi ci siederemo a un tavolo con la società e inizieremo a ragionare sul futuro. Una cosa è certa: la Serie C è molto impegnativa. Il mio sogno è di farla con questo gruppo, che vorrei venisse confermato in toto. Farò di tutto affinché questo roster resti unito, perché ha ancora margini di crescita e può fare bene anche nella categoria superiore. In ogni caso, deciderà la società.


Condividi sui tuoi social